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Questo articolo è stato pubblicato il 07 febbraio 2013 alle ore 18:00.

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La battaglia fra chi lavora per realizzare la Torino-Lione e il movimento popolare, che da anni si oppone all'infrastruttura, torna a combattersi su un fronte legale. Così, giovedì 31 gennaio – cioè proprio il giorno della presentazione a Roma del progetto definitivo del Tav - il Comune di Chiomonte, che pur è fra quelli favorevoli all'arrivo dell'alta velocità, è stato costretto a inviare un'ingiunzione per chiedere a Ltf, la società di progettazione che gestisce il cantiere per il cunicolo di esplorazione della Maddalena, di rimuovere tutte le recinzioni e i cancelli posizionati nell'area del museo archeologico, intorno all'azienda agricola oltreché nei pressi della centrale idroelettrica e sull'A32, dove è stato creato un accesso agevolato e diretto alla zona di scavo. Il motivo: si tratta di aree che non sono comprese nel progetto del cantiere approvato dal Cipe il 18 novembre 2010 e su cui, pertanto, non potevano essere poste le recinzioni in assenza di un atto amministrativo, se non «in modo del tutto illegittimo», spiegano i No Tav.

L'aspetto è emerso solo nell'esame di una serie di documenti, fra quelli chiesti da tempo anche dal leader no Tav Alberto Perino, ma consegnati in parte da Ltf solo in seguito all'intervento del Tar Lazio. Se il comune di Chiomonte non avesse inviato l'atto ingiuntivo, ProNatura Piemonte e il gruppo consiliare Buongiorno Condove, autori di una denuncia, avrebbero potuto procedere contro l'amministrazione.

La notizia è stata comunicata oggi, dagli stessi rappresentanti del Movimento, proprio mentre a Chiomonte i vertici della Lyon-Turin Ferroviaire stavano accompagnando in una visita non programmata l'onorevole Ignazio La Russa, co-fondatore del nuovo partito Fratelli d'Italia. «Si tratta – hanno spiegato gli avvocati Stefano Bertone e Massimo Bongiovanni – di un atto dirompente, che segna uno spartiacque rispetto all'atteggiamento che i Comuni hanno sinora avuto nei confronti delle problematiche Tav. L'aver sancito l'illegalità delle recinzioni fornisce un autorevole supporto a quanto abbiamo sempre sostenuto nelle sedi penali, civili ed amministrative. Il progetto Tav e l'avvio dei lavori sono illegali, perché privi delle autorizzazioni previste dal quadro normativo. Senza contare che questa situazione getta una luce diversa sulle questioni di ordine pubblico».

Alle accuse risponde pronta Ltf. «Le recinzioni fuori dal cantiere di Chiomonte sono state realizzate per ordinanza del Prefetto, nel giugno 2011, in base a motivi di pubblica sicurezza che non ancora venuti meno e per rispondere a una richiesta della Sovrintendenza Archeologica, a precisa tutela dell'area archeologica. Avvieremo un ricorso al Tar, in relazione all'ingiunzione dell'ufficio tecnico comunale che, invocando l'abuso edilizio, si è rivolto alla procura della Repubblica. Le recinzioni, infatti, non sono opere costruite, ma appoggiate sul terreno». Ma, replicano i legali del Movimento «si tratta di opere in cemento armato, che hanno la necessità di uno strumento urbanistico per essere posizionate legalmente. Ogni jersey pesa diversi quintali. Si tratta di elementi del tutto stabili e inamovibili. Inoltre non solo l'area fuori dalle recinzioni, ma lo stesso cantiere, è illegale, perché è ancora assente il progetto esecutivo, che non è mai stato redatto, con l'adeguamento alle prescrizione del Cipe».

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