Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 10 febbraio 2013 alle ore 14:02.

My24

Ripristinare le condizioni della crescita è l'imperativo per il Paese, per sostenere l'economia reale e allo stesso tempo garantire la capacità delle banche di rispondere in modo adeguato alle esigenze del sistema produttivo e tornare a condizioni di redditività tali da remunerare il capitale, come deve fare ogni impresa.

Quello che emerge dalla relazione di ieri del Governatore è un sistema bancario sempre più col fiato corto. Le banche italiane, che indubbiamente erano più robuste in termini relativi al momento in cui la crisi è scoppiata, hanno dovuto fronteggiare una recessione senza precedenti che ha portato il livello attuale del pil circa sette punti percentuali al di sotto di quello del 2007. Il che significa che, anche nelle ipotesi più ottimistiche sui prossimi anni, anche per l'Italia - come per il Giappone degli anni Novanta - si dovrà parlare di «decennio perduto».
Con tono pacato e aggettivi misurati, Visco ha rimesso ordine nel coro spesso stonato delle polemiche vecchie e nuove. La restrizione del credito è nei dati: nel 2012 i prestiti a famiglie e imprese si sono ridotti in valore assoluto di ben 38 miliardi, un fatto mai verificatosi in passato. Ma le condizioni generali di liquidità delle banche europee erano tali che senza le eccezionali misure decise dalla Bce «la contrazione del credito sarebbe stata rovinosa». E le misure di sostegno (moratorie, garanzie, interventi della Cassa Depositi e Prestiti) hanno reso l'impatto meno drammatico.

Il problema è che più la recessione si prolunga, più la qualità dei prestiti si deteriora e così mentre la banca centrale cerca di soffiare nelle vele del sistema bancario con le sue operazioni straordinarie, sui bilanci bancari si riversa la zavorra di perdite su crediti e si dà origine ad una spirale negativa che soffoca progressivamente l'offerta di credito: il capitale viene eroso, i requisiti patrimoniali riducono la quantità complessiva dei crediti erogabili con un effetto moltiplicativo che alla fine compromette la capacità della banca di erogare crediti, dunque di essere al servizio dell'economia.
Gli accantonamenti per perdite su crediti si ritagliano una fetta sempre più ampia dei ricavi lordi delle banche: nel 2011 hanno superato i 19 miliardi (aggiungendosi ad altre svalutazioni una tantum per 23) e rappresentavano il 57 per cento dei costi di personale, la voce di costo per eccellenza, mentre erano meno del 20 per cento nel 2006-2007. Non sorprende che allora il rendimento del capitale proprio fosse intorno al 10 per cento e nel 2011 sia passato a -10 per cento. E i dati complessivi del 2012, che saranno resi noto fra poco, non saranno certo migliori sotto questo profilo rispetto all'anno precedente.

Shopping24

Dai nostri archivi