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Questo articolo è stato pubblicato il 13 febbraio 2013 alle ore 13:10.

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Partita Milan-CagliariPartita Milan-Cagliari

«Per me il Milan è una questione di cuore, anche se nel corso degli anni ci ho messo tanti capitali. Ma questo mi ha permesso di far diventare il Milan la squadra più titolata del mondo e io sono diventato il presidente che ha vinto più trofei. Santiago Bernabeu ne ha vinti la metà e gli hanno pure intitolato uno stadio». Silvio Berlusconi, presidentissimo del Milan dal lontano 1986, spiega all'Ansa le ragioni di una passione ancora viva e pulsante, culminata pochi giorni fa con l'operazione Balotelli, uno dei colpi meglio confezionati del calciomercato europeo invernale. Prima due passi avanti, poi uno indietro, perché con i chiari di luna dell'economia planetaria c'è poco da stare allegri.

La domanda si ripete da mesi: possibile che presto o tardi anche il Milan dica sì all'arrivo di capitali stranieri? «Mai dire mai. Perché magari in futuro saremo costretti a cambiare idea. Se la crisi dovesse continuare e ci dovesse essere qualche costrizione, il discorso potrebbe cambiare». Insomma, oggi tutto bene, ma domani chissà.

A bussare alla porta del Milan per acquistare una parte delle azioni attualmente in mano alla famiglia Berlusconi ci sarebbero sempre loro, i russi e gli arabi, meglio, i qatarioti. Rispetto ai primi, qualche mese fa si era azzardato il nome di Oleg Deripaska, proprietario multimilionario (figura nella top 10 dei più ricchi al mondo, secondo la rivista Forbes) della Russiski alumini, che avrebbe accettato di buon grado l'invito che gli era stato rivolto dall'amico comune Vladimir Putin. Nulla di ufficiale, per carità. Se la chiacchierata c'è stata, nessuno lo confermerà mai per ragioni facilmente comprensibili.

Più profondo e articolato potrebbe essere invece il filone che porta alla famiglia Al Thani, proprietaria del Paris Saint Germain e di moltissime altre attività, tra le quali la tv Al Jazeera. Ed è proprio sull'asse Mediaset-Al Jazeera che potrebbe decollare un rapporto che prometterebbe connessioni di ampio respiro e di sicuro interesse per entrambe le parti. L'obiettivo a medio e lungo termine, certo non dichiarato: dare una spallata a Murdoch e alla sua Sky per controllare la diffusione del calcio italiano via cavo. Un progetto sulla carta difficilissimo, quasi impossibile. Tuttavia, quando si mette in modo la complessa e pure straordinariamente efficace macchina qatariota tutto diventa più facile. Questione di capitali, evidentemente.

Se l'affare andrà in porto, oppure no, lo scopriremo nei prossimi mesi. Berlusconi ha lasciato la porta aperta, in attesa di verificare le coordinate del prossimo futuro. Sul tavolo, il destino di una squadra che grazie agli investimenti del Cavaliere è salita ai piani alti del calcio internazionale, ma che per stare al passo con le corazzate europee potrebbe avere bisogno dell'iniezione di capitale fresco nelle casse sociali. Il presidente del Milan è stato chiaro: il club rimarrà comunque un affare di famiglia. Come dire, sul mercato potrebbero finire quote di minoranza, nulla più. Per intenderci, possono cambiare i colonelli, ma il generale sarà sempre lo stesso.

Un discorso simile lo avrebbero fatto anche i presidenti di Inter, Napoli e Palermo in risposta a coloro che negli ultimi tempi si sono detti interessati a investire nel calcio di casa nostra. Qualche giorno fa, il patron nerazzurro Massimo Moratti è tornato sul tema che lo riguarda da vicino, ma le ultime notizie non sono incoraggianti. «Credo che i tifosi abbiano capito abbastanza bene la situazione di questa trattativa. Da parte loro (dei cinesi, ndr) la volontà di fare c'è sempre, anche se si sono incartati. Credo che la volontà di fare e il loro spirito di iniziativa sia in contrasto con una serie di regole interne del loro Paese. Vorrebbero costruire lo stadio, ma al momento sono io a non essere così d'accordo». Punto e a capo. L'intenzione c'è, ma pare che manchino i presupposti perché l'operazione possa prendere il volo.

A proposito di imprenditori cinesi disposti a firmare assegni milionari per entrare nel calcio italiano dalla porta principale. Nell'agosto dello scorso anno, si era parlato anche di un possibile coinvolgimento di alcuni di loro nella società del presidente De Laurentiis. La smentita non si è fatta attendere ed è stata di quelle che non lasciano adito a interpretazioni diverse: «Io sono abituato a comandare da solo». Ecco, tutto. Prendere o lasciare. In casa rosanero, invece, altri i presupposti, altri gli obiettivi. «Io lavoro da 10 giorni sotto traccia per fare un grandissimo Palermo con dei soci importantissimi», ha svelato il presidente Zamparini all'emittente siciliana Stadionews. No, qui non si parla di cinesi, bensì di arabi. Che sarebbero felici di dare il loro contributo per veder rifiorire la società che ora rischia seriamente la retrocessione. Come si dice, se sono rose fioriranno.

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