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Questo articolo è stato pubblicato il 21 febbraio 2013 alle ore 06:38.

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ROMA
Ricerca e innovazione come carta prioritaria da giocare per lo sviluppo del Paese. Per Confindustria una convinzione e un impegno su cui preme da tempo e che ieri ha avuto un ulteriore tassello nella firma di un accordo con il Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche.
«L'intelligenza e la conoscenza, cioè la ricerca e l'innovazione, sono la via insostituibile per lo sviluppo economico e sociale del Paese», sono le prime parole del comunicato messo a punto dopo la firma di Confindustria e Cnr. Il patto ha l'obiettivo di intensificare la collaborazione su progetti di ricerca industriale e di diffusione dell'innovazione, in risposta alle esigenze tecnologiche ed economiche delle aziende, specie le Pmi. Tra i punti essenziali, sviluppo di cluster tecnologici e di attività di ricerca di eccellenza anche per attrarre investimenti; potenziamento degli strumenti per rafforzare il trasferimento tecnologico; definizione di modelli efficienti di gestione della proprietà intellettuale.
Non solo: si sta anche lavorando, scrive il comunicato, per integrare la mappa delle competenze in ricerca e innovazione realizzata da Confindustria con l'analisi delle competenze presenti all'interno del Cnr. Così si avrà un primo importante strumento per definire un sistema di studio e conoscenza dei territori, fondamentale per individuare le specializzazioni richiamate dalle nuove politiche di Europa 2020.
«Quello della ricerca è uno dei temi su cui mi sono personalmente più impegnato in questi sette anni», ha detto ieri il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, incontrando al Quirinale l'Associazione Gruppo 2003 per la Ricerca scientifica. «Ce l'ho messa tutta, discutendo con i ministri anche in modo pungente, perché ricerca e innovazione usufruissero di più aiuti economici, citando la cancelliera Merkel che nel momento in cui si poneva problemi di contenimento della spesa, aumentava gli investimenti pubblici a questo settore», ha aggiunto, sottolineando che da noi «hanno vinto le resistenze».
L'accordo di ieri è importante perché «le imprese e il sistema pubblico di ricerca si mettono in gioco direttamente, dando al Paese un ulteriore segnale di forte spinta per la crescita», ha commentato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, mandando un messaggio al prossimo Governo: «Ci aspettiamo un impegno altrettanto serio per un programma concreto di ricerca e innovazione».
Sulla stessa linea Luigi Nicolais, presidente del Cnr: «Il patto è un invito al futuro governo a sostenere un modello di sviluppo basato sulla conoscenza, l'unico capace di assicurare un futuro migliore al Paese». Secondo Nicolais «sono moltissime le opportunità di innovazione per le aziende piccole, medie e grandi che possono e devono essere messe a fattor comune e con il patto vogliamo creare un legame ancora più stretto tra i nostri istituti e le imprese innovative». Verrà anche realizzato un sito web, ha specificato la vice presidente di Confindustria per la ricerca e l'innovazione, Diana Bracco, per mettere in rete le opportunità di collaborazione e promozione della mobilità dei ricercatori tra Cnr e sistema delle imprese.
Il Cnr ha già rapporti con tutte le grandi imprese e negli ultimi anni ne ha avuti con 2.500 Pmi. L'impegno è di cambiare modo di agire, passare dalla consulenza o commessa saltuaria ad una vera e propria partnership con le imprese. Bisogna qualificare la domanda delle imprese, è l'idea di Nicolais da realizzare con Confindustria, ed anche qualificare l'offerta da parte del Cnr.
Casi già ce ne sono, come quello della Adler Group (automotive) che ha realizzato un progetto integrato con il Cnr per l'analisi dei bisogni di formazione, la formazione e la ricerca per lo sviluppo dei materiali. Tra gli altri casi di eccellenza, la collaborazione con Ett per il progetto di ricerca Neurotox sullo sviluppo di strumenti in vitro per la valutazione e predizione degli effetti neurotossici e neurofarmacologici, realizzato con l'Istituto di Biofisica del Cnr.
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