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Questo articolo è stato pubblicato il 07 marzo 2013 alle ore 11:54.

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I giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato Silvio Berlusconi (un anno) e Paolo Berlusconi (due anni e tre mesi) per la vicenda della ormai nota telefonata intercettata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte («Allora, abbiamo una banca?») all'epoca - era il 2005 - della tentata scalata di Unipol a Bnl: venne pubblicata sul "Giornale" (quotidiano della famiglia Berlusconi) quando era ancora coperta da segreto istruttorio. A Fassino, allora segretario dei Ds, è stato riconosciuto un risarcimento di 80mila euro (l'attuale sindaco di Torino aveva chiesto un milione di euro). Il processo è destinato a un "binario morto": la vicenda giudiziaria verrà chiusa dalla prescrizione che cadrà tra luglio e agosto (sarà cancellato il reato, non il risarcimento). La decisione dei giudici riaccende subito la polemica sulla giustizia. Berlusconi parla di «persecuzione intollerabile» e il Pdl conferma la manifestazione di piazza per il 23 marzo «contro ogni intimidazione giudiziaria».

Il Cavaliere : «Mi aspetto altre condanne»
Silvio Berlusconi contesta la condanna e auspica una «vera e completa riforma della giustizia». «È davvero impossibile - sottolinea l'ex premier - tollerare una simile persecuzione giudiziaria che dura da vent'anni e che si ravviva ogni qual volta vi sono momenti particolarmente complessi nella vita politica del Paese». Quella di oggi è la seconda condanna in cinque mesi ma nelle prossime settimane potrebbero arrivarne altre due, Ruby e Mediaset. «Sono ben conscio - scrive il Cavaliere - che anche nei prossimi appuntamenti giudiziari non vi sarà spazio per le doverose assoluzioni che dovrebbero essere pronunciate nei miei confronti e che solo in Corte di Cassazione sarà possibile, come accaduto puntualmente ieri (processo Mediatrade, ndr), ottenere giustizia».

L'avvocato Longo: «Nessuna sorpresa, siamo a Milano»
Per entrambi i fratelli Berlusconi il reato riconosciuto è concorso in rivelazione di segreto di ufficio; Paolo è stato invece assolto dai giudici per le accuse di ricettazione e millantato credito. «Credo che sia la prima volta che si condanna per la violazione del segreto istruttorio» è stato il commento di Piero Longo che, però, non si è detto sorpreso «perché siamo a Milano». Poi con una battuta: «Mi sarebbe piaciuto difendere l'avvocato Agnelli a Torino, invece sono qui a Milano a difendere Berlusconi». Infine il giudizio: «Sono dispiaciuto e costernato - ha aggiunto - perché sono convinto che gli elementi a carico erano insufficienti o contraddittori o addirittura mancanti, come aveva dimostrato la prima richiesta di archiviazione formulata dalla procura per Berlusconi». L'altro legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, trova «davvero assurdo che si sia potuto condannare il Presidente Berlusconi per la pubblicazione di una intercettazione su un giornale non suo, quando in questi anni sono state pubblicati e addirittura utilizzati in trasmissioni televisive migliaia di intercettazioni e verbali coperti da divieto di pubblicazione e in alcuni casi anche da segreto di indagine».

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