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Questo articolo è stato pubblicato il 12 marzo 2013 alle ore 13:03.

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Non c'è solo l'emergenza giustizia tra le priorità del Pdl. In una nota, il suo leader, Silvio Berlusconi, rivendica oggi il diritto del partito a rivendicare un proprio candidato per il Quirinale: «Il centrodestra non ha bisogno di chiedere a nessuno, e tanto meno alla sinistra, "candidati in prestito", perché, dopo tanti presidenti di un solo colore, ha invece diritto a rivendicare un candidato diverso e di altra estrazione».

Pdl contro il Pd impegnato a conquistare il Colle
«Il centrosinistra - sottolinea ancora il comunicato del Cavaliere - è ormai diviso su tutto e questo non meraviglia più nessuno. Come non meraviglia la vera e propria guerra scatenata intorno al governo e alla presidenza delle Camere con l'obiettivo di sempre: il Quirinale». La nota risponde indirettamente ad un articolo apparso su Repubblica di oggi sulle possibili candidature di D'Alema e Amato (secondo il quotidiano, "sponsorizzate" dal Pdl pur di evitare l'elezione di Prodi) e riporta l'attenzione sulla corsa al Colle, mentre il presidente uscente Giorgio Napolitano è impegnato a fronteggiare il nervosismo del Pdl (sfociato ieri in una clamorosa "marcia" dei vertici del partito sul palazzo di Giustizia di Milano) dopo le ultime vicende giudiziarie dell'ex premioer Berlusconi.

Il "rammarico" di Napolitano dopo la "marcia" di ieri
Su questo fronte, il capo dello Stato Giorgio Napolitano, ha espresso «rammarico» con gli esponenti Pdl incontrati questa mattina al Quirinale «in particolare, per quanto è accaduto ieri ed è sfociato in una manifestazione politica senza precedenti all'interno del palazzo di giustizia di Milano». La posizione di Napolitano è contenuta in una nota del Quirinale seguita al suo incontro con il segretario del Pdl Angelino Alfano, i presidenti uscenti dei gruppi parlamentari del Pdl Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. Il presidente della Repubblica - che ha convocato per le 18 l'ufficio di presidenza del Csm al Quirinale - si rivolge però a tutte le istituzioni facendo «appello a un comune e generale senso di responsabilità perché non appaia messa in questione né la libertà di espressione di ogni dissenso né l'autonomia e l'indipendenza della magistratura». In questo senso il Capo dello Stato ha auspicato un immediato cambiamento del clima venutosi a creare; e si è riservato di sviluppare più ampiamente in un prossimo intervento le sue valutazioni.

Le parole di Alfano
«È in corso un tentativo di eliminazione per via giudiziaria del leader del centrodestra italiano che milioni di elettori hanno nuovamente scelto con un consenso che ha prodotto un sostanziale pareggio alle ultime elezioni. Il presidente Napolitano ha ascoltato con grande attenzione le nostre preoccupazioni per i rischi che sta correndo la democrazia italiana. Di fronte a questi rischi il Popolo della libertà continuerà a esprimere, con tutte le forze di cui dispone, le proprie ragioni e a difendere la propria storia e quella di Silvio Berlusconi«. Così il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano, in un nota diffusa al termine dell'incontro con il capo dello Stato.

Anm preoccupata: «messi in discussione i principi costituzionali»
La marcia del Pdl al Palazzo di Giustizia di Milano mette in allarme l'Anm, che in una nota sottolinea come la manifestazione inscenata dai parlamentari del centrodestra abbia «messo in discussione e in grave tensione i principi fondamentali dell'ordinamento democratico, quali la separazione fra i poteri dello Stato e l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura». La "marcia" dei pidiellini, rimarca ancora la nota dell'associazione «fa seguito alla falsa accusa, rivolta ai magistrati, di voler realizzare una persecuzione giudiziaria e a insulti intollerabili, rivolti alla magistratura, definita "più pericolosa della mafia" e "cancro della nostra democrazia". Simili iniziative e le accuse che le accompagnano costituiscono un'inaccettabile drammatizzazione di vicende giudiziarie personali, che devono trovare nel processo la loro naturale sede di valutazione e non devono essere trascinate sul piano politico».

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