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Questo articolo è stato pubblicato il 14 marzo 2013 alle ore 09:18.

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Un premier donna per la Groenlandia, una prima novità e probabilmente molte altre in arrivo: dal momento che la signora Aleqa Hammond, 47 anni, leader del partito socialdemocratico Siumut e vincitrice delle elezioni per il Landsting, il Parlamento di questa nazione autonoma all'interno del Regno di Danimarca, ha intenzione di rendere più difficile la vita agli investitori stranieri - cinesi in testa - a caccia di risorse minerarie.

Raccogliendo il 42,8% dei voti, il Siumut (che significa "Avanti" e ha per simbolo un fiore) ha superato il partito al governo negli ultimi quattro anni, l'Inuit Ataqatigiit, "Comunità del popolo": con l'indipendenza dell'isola dalla Danimarca come obiettivo, il suo leader Kuupik Kleist, ex comunista 54enne, aveva scommesso tutto sullo sviluppo delle risorse naturali, lavorando per aprire la Groenlandia e i suoi giacimenti immensi alle compagnie minerarie interessate alle terre rare, i metalli, il gas e il petrolio che il riscaldamento globale sta rendendo più accessibili. Ma Kleist e il suo partito hanno ottenuto solo il 34,4% dei voti. "E' stato uno schiaffo sul viso", ha commentato il premier uscente, ex cacciatore di balene.

La sua uscita di scena dovrebbe tradursi, per prima cosa, in restrizioni e nuove tasse per gli investitori, e una maggiore attenzione all'ambiente. In campagna elettorale, accesa dal dibattito sull'accoglienza da riservare alle grandi multinazionali, la signora Hammond ripeteva di "voler introdurre royalties sulle risorse naturali, e voler essere più esigente con gli stranieri". Il cui interesse per la Groenlandia, da Alcoa a London Mining, è in aumento: a loro il premier uscente Kleist offriva incentivi fiscali e costi del lavoro ridotti, preoccupando i nativi Inuit. Tra le riforme introdotte in extremis dal governo a dicembre, in questa nazione di 57mila abitanti, è una legge che agevola l'afflusso di manodopera straniera, facilitato per i progetti che prevedono investimenti sopra i 5 miliardi di corone danesi, 670 milioni di euro. Una legge che Aleqa Hammond intende rivedere.

Dietro di lei la Danimarca - che malgrado l'autonomia paga ogni anno più della metà del budget della Groenlandia - ha espresso riserve sull'influenza che Paesi come la Cina stanno per guadagnare nell'area, sulla scia di capitali, lavoratori immigrati e compagnie presenti. "La gente pensa che le compagnie straniere abbiano troppa voce in capitolo", aveva detto Aleqa Hammond prima del voto.

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