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Questo articolo è stato pubblicato il 22 marzo 2013 alle ore 06:38.

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ROMA
Un'operazione in due tempi per sbloccare la prima tranche di pagamenti della Pubblica amministrazione, pari a 40 miliardi. È questa la strada scelta dal Governo per sfruttare l'apertura concessa dall'Unione europea che, ai fini del rispetto dei criteri di deficit e debito del Patto di stabilità, considererà il piano tra i «fattori attenuanti». Il Governo intende sbloccare circa 20 miliardi nella seconda parte del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel 2014.
La prima fase consiste nell'approvazione da parte del Parlamento della relazione licenziata ieri dal Consiglio dei ministri, in cui si riporta la modifica dei saldi, per aggiornare gli obiettivi di finanza pubblica. È la premessa indispensabile per mettere in atto la fase due, ovvero l'emanazione di un decreto legge che determinerà le modalità del pagamento. Nella relazione il Governo cifra l'impatto del piano sulla crescita. Nel 2013 ci sarà un effetto positivo nella seconda parte, ma peserà l'effetto trascinamento dei trimestri precedenti e si può stimare un -1,3%. Altra musica nel 2014, quando la crescita si porterà all'1,3 per cento. Considerando le ultime stime Ue per l'Italia (0,8%), si tratta dunque di un effetto-pagamenti dello 0,5 per cento.
Quanto ai tempi, spiega il ministro dell'Economia Vittorio Grilli, dopo l'approvazione del Parlamento «questo o il futuro Governo» potrà «immediatamente» varare il decreto. Grilli, insieme al premier Mario Monti e al ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi, interviene nella conferenza stampa convocata in una pausa del Cdm. Monti parla di «un percorso della credibilità come lascito per il prossimo Esecutivo», ricorda che il Governo ha individuato «fin dall'insediamento i ritardi nei pagamenti come una pratica inaccettabile» e ripassa le varie tappe attraversate affinché le istituzioni europee comprendessero «che sarebbe stato possibile avere una applicazione meno angusta e più razionale dei principi di stabilità di bilancio, in modo da frapporre minori ostacoli alla crescita».
Il tema è controverso, come ha dimostrato nei giorni scorsi il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani sottolineando che il via libera Ue più che merito di Monti o una scelta del Consiglio europeo sia stato il frutto di un lavoro precedente a livello di Commissione. All'interno dello stesso Governo c'è chi, si legga il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera – assente in conferenza stampa nonostante nei mesi scorsi sia stato in prima fila sul tema –, è rimasto in posizione defilata, segnale di tensioni e posizioni differenti.
Di certo i provvedimenti adottati finora non hanno prodotto grandi risultati, sia perché mancava la fondamentale apertura europea sia perché le procedure, a partire dalla certificazione, sono state troppo farraginose. Il piano per sbloccare i crediti commerciali (40 miliardi su una mole di 70-80) si fonda adesso sull'allentamento una tantum del Patto di stabilità interno più altre possibili leve finanziarie. Il pacchetto completo, con il +0,5% di deficit (arrivando al 2,9% e quindi ancora sotto il 3%) e l'aumento di debito, dovrebbe essere sottoposto informalmente anche alla valutazione di Bruxelles. Per ora da Tajani arriva un commento stringatissimo in cui si considera l'annuncio «positivo» e si ricorda l'importanza di agire «in tempi brevi, ragionevolmente due anni» ma «per tutto l'ammontare del debito pregresso». Non si può fare a meno di notare come la Ue si aspettasse dunque un intervento più coraggioso, per sanare tutte le pendenze in due anni, se necessario anche sfondando il tetto del 3% di deficit, in quanto si tratterebbe di un intervento una tantum, considerabile come fattore attenuante, e che non innesca una procedura di infrazione.
Difficile dire se ci sarà spazio per una correzione in corsa. Per ora la palla passa al Parlamento. Per i neopresidenti di Senato e Camera, Piero Grasso e Laura Boldrini, è possibile un percorso accelerato: l'idea, in attesa della costituzione delle commissioni permanenti, sarebbe quella di convocare rapidamente la commissione speciale.
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