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Questo articolo è stato pubblicato il 25 aprile 2013 alle ore 06:37.

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ROMA
«Un governo di servizio al Paese». Questa la formula usata da Enrico Letta per definire l'esecutivo che è chiamato a mettere in piedi subito dopo aver ricevuto l'incarico, accettato con riserva, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una formula che vuole superare l'incaglio delle "larghe intese" con il Pdl, invise a una buona fetta del Pd, dando al contempo il senso dell'ineluttabilità del governo condiviso. Come ha ricordato lo stesso Napolitano prendendo la parola davanti ai cronisti subito dopo Letta questa è «l'unica prospettiva possibile, non c'è nessuna alternativa al successo». Certo Letta non si nasconde la difficoltà dell'impresa, tanto da precisare che non nascerà «un governo ad ogni costo». Intanto indica due priorità, sulla scia del lavoro dei 10 saggi nominati dal Capo dello Stato prima della sua rielezione: «Bisogna dare una risposta al l'emergenza giovani e questa sarà una priorità – dice Letta riferendosi alla crisi occupazione –. Il secondo tema è come dare risposte attraverso una politica credibile. Il mio grande impegno sarà far sì che da questa vicenda possa uscire una politica italiana diversa con riforme istituzionali per ridurre il numero dei parlamentari, cambiare il bicameralismo e una nuova legge elettorale».
Arrivato al Quirinale da solo, alla guida della sua Fiat Ulysse, il giovane premier incaricato si è subito messo al lavoro per tessere la tela politica che dovrà sorreggere il suo governo. «Siamo in terra incognita, ma sono fiducioso – ribadirà in serata –. Il primo pomeriggio di lavoro mi conferma tutta la grande difficoltà, ma sono talmente tanti i messaggi e le spinte di incoraggiamento ricevute che ne traggo uno spirito molto rinfrancato». Nel pomeriggio Letta è stato alla Camera, ma il previsto vertice con i "big" del Pd, da Pier Luigi Bersani a Dario Franceschini a Massimo D'Alema, è stato smentito via via da tutti gli interessati. Di certo contatti ci sono stati (con Matteo Renzi, tornato a Firenze, per telefono) e il nodo principale da sciogliere è ora quello del grado di coinvolgimento politico del Pd nel governo. Dato ormai per scontato il sì alla fiducia da parte della stragrande maggioranza dei parlamentari, il rebus è fino a che punto un Pd ferito e per ora acefalo può reggere il governo con uomini di punta del "giaguaro".
Oltre al problema della composizione governo c'è quello del programma. Lo scoglio fondamentale sembra essere l'abolizione del l'Imu chiesta dal Pdl. Sul fronte governo c'è invece sul piatto la richiesta di ministri di forte peso politico. Non può non essere accolta la richiesta di mettere Angelino Alfano in squadra, magari come vicepremier. È il resto della compagine pidiellina a preoccupare: i democratici temono che alcuni nomi avanzati dagli azzurri, come Renato Schifani, Maria Stella Gelmini o Maurizio Sacconi, possano risultare indigeribili a una parte del partito. Diversamente sarebbe presa la presenza nel governo di personalità come Maurizio Lupi, Franco Frattini, Mara Carfagna o Marcello Pera. Speculare la questione nel Pd: schierare pesi massimi come Massimo D'Alema o virare su figure sempre di peso, ma meno simboliche come Luciano Violante, l'ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino o il renziano Graziano Delrio?
Sarà Letta a dover trovare la quadra, sotto l'area protettrice di Napolitano. Il premier incaricato – che ieri ha anche sentito al telefono Silvio Berlusconi ricevendone assicurazioni sulla volontà di proseguire con responsabilità sulla strada delle larghe intese – tornerà probabilmente domenica al Colle per sciogliere la riserva. La fiducia del Parlamento è prevista per lunedì. Quanto ai numeri del governo, ci si muove sul solco di Monti, quindi sui 18 ministri (di cui 6 senza portafoglio). Le consultazioni ufficiali si svolgeranno nella sala del Cavaliere di Montecitorio e inizieranno stamane alle 8.30 con Sinistra e libertà, che ha già ribadito di voler stare all'opposizione, per chiudersi alle 18 con il M5S. Assente Silvio Berlusconi, impegnato negli Usa, per il Pdl Letta vedrà i capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta.

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