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Questo articolo è stato pubblicato il 26 aprile 2013 alle ore 13:40.

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Uno degli attivisti di un gruppo di 10 No Muos che hanno compiuto un blitz all'interno della base americana di contrada Ulmo, a Niscemi (Ansa)Uno degli attivisti di un gruppo di 10 No Muos che hanno compiuto un blitz all'interno della base americana di contrada Ulmo, a Niscemi (Ansa)

Negli scorsi giorni, il movimento 5 stelle ha incrinato "il modello Sicilia" inaugurato con il governatore Rosario Crocetta sulle quote di genere, una complessa legge di riforma elettorale per le amministrative siciliane con l'obiettivo di favorire la partecipazione delle donne, dicono i sostenitori, fra cui in primis lo stesso Crocetta, ma che faciliterebbe il voto di scambio, ribattono i grillini. In realtà fallimento non è perché Corcetta può contare su una maggioranza che include l'Udc, ma in queste ore nell'isola si riapre l'emergenza Muos (Mobile User Objective System), sistema di comunicazioni satellitari composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, una delle quali in fase di realizzazione in Sicilia, a Niscemi, motivo di contenstazione da mesi.

Il 29 marzo scorso la giunta Cocetta ha ritirato l'autorizzazione alla costruzione, pressato non solo dal gruppo politico di Grillo ma da un movimento trasversale di opinione e di residenti contrari all'opera per le ricadute sulla salute dei cittadini. Ora il governo italiano ha fatto ricorso contro la decisione della Regione Sicilia, l'udienza è fissata per il 10 maggio al Tar di Palermo sul ricorso del ministero della Difesa contro i provvedimenti regionali di revoca delle autorizzazioni. E la paura di chi si oppone all'opera è che questo sia la premessa per ricominciare i lavori.

Ecco dunque le proteste di queste ore. Il blitz degli attivisti, all'alba, è stato dimostrativo: un guppuscolo di sette NoMuos ha scavalato la recinzione della base militare americana in contrada Ulmo, a Niscemi, dove dal 1991 esiste una delle più grandi stazioni di telecomunicazione della Marina Usa, la "Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) N8" dirigendosi verso gli enormi impianti radio e quattro di loro si sono arrampicati su due antenne per dare voce con il gesto eclatante alla richiesta di chiusura del cantiere.

I militari americani hanno avvertito i loro superiori e, quindi, la diplomazia Usa e la polizia. Sotto ai tralicci sono giunti poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, ambulanze. Nel frattempo i quattro, Turi Vaccaro, di Palermo, già protagonista della battaglia contro le basi missilistiche di Comiso, Nicola Boscelli, di Piazza Armerina, che ha partecipato alla protesta No Tav in Val Di Susa, Vanessa Ferrara e Desirée Ristagno, facevano foto dall'alto inviandole coi cellulari e tentavano di rispondere alle telefonate dei cronisti. «Vogliamo la chiusura del cantiere Muos, subito: c'è stata una revoca dell'autorizzazione dei lavori da parte del governo regionale che deve essere rispettata, e a quanto pare non lo è», ha detto Desy. «Chiediamo - ha aggiunto - che vengano smontate le antenne e sia disattivato questo sistema che noi non vogliamo e danneggia la salute dei cittadini».

Sotto alle altissime antenne metalliche, intanto, i pompieri avevano sistemato enormi materassi in caso di caduta accidentale dei NoMuos, mentre i poliziotti tentavano di convincere i quattro manifestanti a scendere. La protesta è terminata nel pomeriggio quando i quattro, soddisfatti dall'eco dell'impresa, sono scesi. Ma due di loro sono stati arrestati in serata dalla polizia: Vaccaro, accusato di danneggiamento aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e introduzione abusiva in luogo di interesse militare; e Nicola Boselli, per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale oltre che per essersi introdotto nell'area vietata della base americana. Gli altri cinque sono stati denunciati per danneggiamento e introduzione illegale in struttura militare.

Dopo il blitz degli attivisti, il minsitero della Difesa ha sottolineato che i lavoro sono «da tempo autorizzati e operanti, situati nell'area adiacente a quella del MUOS, sono indispensabili per le operazioni della Nato nel Mediterraneo e quindi per la sicurezza nazionale». Ma il ministero ricorda anche la necessità di tutelare la salute dei cittadini (ed in questo senso si attendono i risultati dello studio dell'Istituto Superiore di Sanità che sarà completato entro il 31 maggio), L'ambasciata Usa ha protestato: «lo sconfinamento illegale da parte di manifestanti in una struttura militare e la deliberata e irresponsabile distruzione della proprietà degli Stati Uniti hanno messo a rischio sia i manifestanti che i soccorritori. Condanniamo tali azioni». «Gli Stati Uniti - ha reso noto l'ambasciata a Roma - sostengono convintamente il diritto ad una protesta pacifica. Comprendiamo le preoccupazioni relative alla struttura Muos sollevate da alcuni cittadini che abitano nella zona, ed è il motivo per cui stiamo cooperando a pieno con il Governo italiano, che sta realizzando un nuovo studio sull'impatto per la salute e che sarà completato entro il 31 maggio 2013. Uno studio che siamo fiduciosi confermerà la sicurezza della struttura». Gli Usa si riferiscono anche alla manomissione della centralina di collegamento dei cavi elettrici, collocata sul basamento di una delle 41 antenne.

Legambiente però non è convinta e dà battaglia legale e chiede al dirigente generale del Dipartimento regionale Ambiente di integrare urgentemente i provvedimenti di revoca a sua firma con ulteriori motivazioni non evidenziate in prima istanza (illegittimità della conferenza di servizi, divieto del piano paesaggistico provinciale e del regolamento della riserva di realizzazione delle opere del Muos), unitamente ai dati di rilevamento dell'Arpa Sicilia che già tra il 17 dicembre 2012 e il 20 gennaio 2013 ha accertato il superamento dei limiti di emissione e chiesto invano di conoscere lo schema di funzionamento degli impianti di trasmissione della Marina statunitense in quei giorni.




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