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Questo articolo è stato pubblicato il 03 maggio 2013 alle ore 17:25.

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«Senza una ripresa dell'economia è difficile aggredire le situazioni più critiche del nostro mercato del lavoro, dove il tasso di disoccupazione giovanile, in particolare, ha raggiunto livelli non più sostenibili. Ciò detto, anche a legislazione vigente si può agire subito spingendo a fondo sulle politiche attive. Serve un piano nazionale per rilanciare l'occupabilità dei giovani e noi dobbiamo attivarlo subito con le Regioni e le parti sociali». Carlo Dell'Aringa, 72 anni, economista del lavoro milanese e deputato del Pd, è da ieri sottosegretario al Welfare. Con il ministro Enrico Giovannini non s'è ancora incontrato e le deleghe dovrebbe riceverle nei prossimi giorni. In quest'intervista "a caldo" con il Sole 24ORE.com spiega che la strategia da battere nei primi mesi di governo deve passare necessariamente per un rilancio di tutti gli strumenti utili per aumentare il potenziale di occupabilità dei giovani: formazione professionale, apprendimento continuo, apprendistato e tirocini di qualità, orientamento.
Onorevole, si tratta di una parte della riforma, quella delle politiche attive, rimasta sulla carta per il no delle Regioni.
Dobbiamo superare lo stop che si è creato sulla delega per il riordino dei Centri per l'impiego e riaprire subito un tavolo nazionale con le Regioni e le parti sociali. Dati i margini finanziari nazionali su cui possiamo contare, e che sono molto ridotti com'è noto, nei prossimi 4 o 5 mesi si deve a tutti i costi riattivare nel migliore dei modi il funzionamento delle strutture territoriali che presiedono al matching tra domanda e offerte di lavoro. Bisogna farlo bene e in fretta perché qualche risorsa c'è a livello europeo.
Fa riferimento al cosiddetto piano di Garanzia per i giovani lanciato lo scorso febbraio dalla Commissione europea?
Esatto. La Commissione ha stanziato 6 miliardi in più nel bilancio dei prossimi 7 anni per incrementare l' occupazione giovanile e il piano, denominato Youth Guarantee, ha l'obiettivo di aumentare l'occupabilità dei giovani fino a 26 anni puntando su tutti gli strumenti possibili, dal recupero scolastico alla formazione, la mobilità, l'apprendistato. Non sono tantissime risorse e vanno distribuite per i 27 paesi, per questo occorre agire subito partendo da una riattivazione dei Centri per l'impiego che non funzionano.
Per queste politiche attive ci sono anche le agenzie private. Possono essere coinvolte?
Se non si riesce a far ripartire i Centri per l'impiego delle Province io dico che si deve far ricorso alle agenzie in chiave di sussidiarietà. Date le risorse disponibili si può chiedere alle agenzie l'offerta di interventi integrati ai giovani che partono dall'ascolto delle loro esperienze scolastiche e di ricerca di occupazione e arrivano fino all'offerta di formazione e, possibilmente di collocamento.
Torniamo ai Centri per l'impiego, che cosa serve subito?
Servono, per esempio, risorse umane in queste strutture che, attualmente, sono gestite dalle Province. E allora perchè non provare a utilizzare lo strumento della mobilità all'interno della Pa per trovare profili professionali adeguati, magari spostando 2-3mila addetti in breve tempo? Un altro margine di manovra può venire dall'allentamento del Patto di stabilità interno. Ma, come dicevo, qui non si tratta di un problema solo di risorse. Va riattivato con una regìa nazionale un sistema che solo se funziona nel suo insieme può garantire la diffusione su tutti i territori delle politiche attive per l'occupazione dei giovani. E il coinvolgimento deve essere di tutti i livelli di governo, della associazioni di categoria e del sistema camerale.
A proposito di risorse, se si rendesse disponibile una dote nazionale dove ritiene più strategico utilizzarla?
Sicuramente alla riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Non c'è misura più forte di questa ora, con il sistema delle imprese intrappolato in una crisi di liquidità oltre che di fiducia. Non c'è incentivo o nuovo schema regolatorio che possa superare, in efficacia, un taglio del cuneo fiscale.
E poi ci sono i nodi del rifinanziamento della cassa in deroga e le nuove coperture per gli esodati.
Si tratta, su questi due fronti, di trovare risorse certe per i prossimi mesi. Con l'impegno di garantire anche un monitoraggio adeguato sull'utilizzo di queste risorse.
Professore resta il tema delle correzioni alla legislazione sul lavoro, le regole sui contratti in entrata.
Anche quello è un aspetto prioritario. Ma penso debba essere affrontato alla luce di un confronto con le parti sociali per capire fino in fondo quali sono le richieste di intervento. Dopo questo passaggio si può presentare un pacchetto di misure di insieme che tocca anche la legislazione ma che deve partire, come ho detto, dalle politiche attive, le cose che si possono fare subito per garantire più occupabilità ai giovani.

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