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Questo articolo è stato pubblicato il 17 maggio 2013 alle ore 16:39.

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Il "Porcellum", la nostra contestatissima legge elettorale in vigore dal 2005, finisce sul banco degli imputati della Corte costituzionale. L'accusa? Il premio di maggioranza che la caratterizza sarebbe «manifestamente irragionevole» altera in modo illegittimo gli equilibri e mette a rischio la libertà di voto perché sottrarrebbe di fatto ai cittadini la possibilità di scegliere l'eletto. A decidere di rinviare nuovamente la legge all'attenzione della Consulta è stata la prima sezione civile della Corte di cassazione che, in un'ordinanza interlocutoria depositata oggi, ha dichiarato «rilevanti e non manifestamente infondate» alcune questioni di legittimità costituzionale sollevate in un ricorso sottoscritto da 27 persone, guidate dall'avvocato Aldo Bozzi.

Il premio di maggioranza altera gli equilibri istituzionali
«È dubbio - rileva la Suprema Corte - che l'opzione seguita dal legislatore costituisca il risultato di un bilanciamento ragionevole e costituzionalmente accettabile tra i diversi valori in gioco». Sotto accusa in particolare il cosiddetto premio di maggioranza, previsto sia alla Camera che al Senato.«Si tratta - scrivono i giudici nell'ordinanza - di un meccanismo premiale che, da un lato, incentivando (mediante una complessa modulazione delle soglie di accesso alle due Camere) il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio, contraddice l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che, anche immediatamente dopo le elezioni, la coalizione beneficiaria del premio si sciolga o i partiti che ne facevano parte ne escano (con l'ulteriore conseguenza che l'attribuzione del premio, se era servita a favorire la formazione di un governo all'inizio della legislatura, potrebbe invece ostacolarla con riferimento ai governi successivi basati un coalizioni diverse); dall'altro provoca un'alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura».

Sottratta all'elettore la facoltà di scegliere l'eletto
Per i giudici della Cassazione, il premio di maggioranza sarebbe quindi «manifestamente irragionevole» e «lesivo dei principi di uguaglianza del voto e rappresentanza democratica». Non solo: la distorsione provocata dall'attribuzione del premio «costituisce il risultato di un meccanismo che è irrazionale perché normativamente programmato per tale esito». La legge elettorale non assicura poi la governabilità perché «essendo diverso per ogni regione, il risultato è una sommatoria casuale dei premi regionali che finiscono per elidersi tra loro e possono addirittura rovesciare il risultato ottenuto dalle liste e coalizioni di lista su base nazionale». In altre parole, la legge favorirebbe la formazione di maggioranze parlamentari non coincidenti, «pur in presenza di una distribuzione del voto sostanzialmente omogenea tra i due rami del Parlamento», compromettendo «sia il funzionamento della nostra forma di governo parlamentare». A rischio per la Corte anche la libertà del voto, perché «all'elettore viene sottratta la facoltà di poter scegliere l'eletto».

La lunga rincorsa per approdare a palazzo della Consulta
La strada intrapresa dal ricorso Bozzi per approdare al Palazzo della Consulta non è stata delle più agevoli: anni fa, presentato in un primo momento al Tar e poi al Consiglio di Stato, il ricorso era stato rigettato per difetto di giurisdizione. Poi, alla vigilia delle elezioni del 2008, un nuovo ricorso d'urgenza al tribunale civile di Milano aveva subito la stessa sorte, bocciato per inammissibilità e quindi rigettato. A seguire, l'avvio di un nuovo giudizio ordinario al tribunale civile di Milano con relativo appello, sfavorevoli ai ricorrenti in entrambi i casi. Ora la Cassazione ha aperto uno spiraglio con il rinvio incidentale della legge alla Consulta per un giudizio sulla costituzionalità della norma «Mi fa piacere - commenta Bozzi - il rinvio alla Corte costituzionale. Spero che questa vicenda apra gli occhi al popolo italiano su una legge fatta da una certa parte elettorale». Secondo il legale tra i punti critici della legge ci sono le liste bloccate e il premio di maggioranza: «questa legge - conclude - é tutta un imbroglio».

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