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Questo articolo è stato pubblicato il 21 maggio 2013 alle ore 14:13.

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Nitto Francesco Palma, presidente della Commissione Giustizia (LaPresse)Nitto Francesco Palma, presidente della Commissione Giustizia (LaPresse)

Tra accelerazioni e provocazioni, continua la guerra di nervi tra Pd e Pdl "alleati riluttanti" nel governo Letta. L'ultimo episodio prende spunto del progetto di legge promosso dal Pdl incentrato sul dimezzamento della pena prevista per il concorso esterno in associazione mafiosa, oggi punito con il carcere fino a 12 anni. Ma il progetto farà poca strada: dopo le polemiche che subito accompagnano la notizia del suo incardinamento alla commissione Giustizia, il capogruppo Pdl Renato Schifani ne annuncia il «tempestivo ritiro». E spiega: «Non fa parte del programma Pdl, è stato presentato a titolo personale» .

Compagna (Gal): ritiro il ddl per non creare problemi all'alleanza Pd-Pdl
A fronte del mare di obiezioni agli obiettivi del progetto di legge, Schifani si è affrettato a spiegare ai cronisti che l'ipotesi di riforma del Codice penale che porta la firma del senatore Luigi Compagna«non fa parte del programma del Pdl», come ha dichiarato in un primo momento dal presentatore, «che fa parte del gruppo Grandi autonomie e libertàò e non del Pdl», anche se è stato eletto dal partito di Berlusconi. In ogni caso, ha aggiunto Schifani, «al fine di evitare strumentalizzazioni o perniciose polemiche ho invitato il senatore Compagna a un tempestivo ritiro della sua proposta ricevendone assicurazione in tal senso». Poco dopo, la conferma dello stesso Compagna: «Accolgo la richiesta del collega Schifani di ritirare il mio ddl sul concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ritiro per una ragione politica: non voglio creare problemi all'alleanza Pd-Pdl».

Due nuovi articoli per i reati di favoreggiamento e assistenza alla mafia
Il progetto di legge repentinamente scomparso dall'ordine del giorno della commissione Giustizia (relatore Giacomo Caliendo) e prevedeva in particolare l'introduzione di due nuovi articoli nel Codice penale: il 379-ter e il 379-quater. Il primo - «Favoreggiamento di associazioni di tipo mafioso» - prevedeva che chiunque, fuori dei casi di partecipazione alle associazioni di cui all'articolo 416-bis, agevoli deliberatamente la sopravvivenza, il consolidamento o l'espansione di un'associazione di tipo mafioso, anche straniera, è punito con la reclusione da uno a 5 anni. Il secondo - «Assistenza agli associati» - stabiliva che chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dia rifugio o fornisca vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipino a un'associazione di tipo mafioso, anche straniera, al fine di trarne profitto, sia punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni. La pena è aumentata se l'assistenza è prestata continuativamente.

Conseguenze dirette sui processi in corso per effetto del "favore rei"
Una eventuale approvazione del Pdl proposto da Compagna avrebbe avuto conseguenze dirette anche su molti giudizi in corso grazie al principio del "favor rei": se derubricato alla categoria "favoreggiamento" il concorso esterno comporterebbe infatti una riduzione della pena che passerebbe infatti da un massimo di 12 anni a un massimo di 5 (cioè da 1 ai 5 anni). Questo avrebbe conseguenze anche sulle intercettazioni , consentite solo in caso di reati per i quali siano previste condanne superiori ai 5 anni. Per ci svolge invece un ruolo di supporto logistico ai mafiosi la pena fissata nel ddl va dai 3 mesi a 3 anni, precludendo la possibilità della custodia cautelare in carcere, applicabile solo in presenza di pene a partire da 4 anni. Per condannare l"assistente" esterno all'associazione mafiosa si dovrà poi dimostrare che dalla sua azione ricava un profitto.

Critiche e distinguo alla proposta Compagna
L'incardinamento (per poche ore) del pdl proposto da Compagna è stato subito accolto da prese di distanza e distinguo, come quella del senatore democratico Felice Casson: «Noi non siamo d'accordo - ha spiegato - nella nostra proposta non ci sarà il dimezzamento delle pene, nella pena massima in particolare c'è l'equivalenza con la partecipazione all'associazione mafiosa». Dalla Procura nazionale antimafia il pm Antonio Patrono, già presidente dell'Associazione nazionale magistrati, ed esponente di punta di Magistratura Indipendente, la corrente più moderata delle toghe, boccia anche lui la proposta: un intervento del genere, sottolinea, «non serve, può solo creare ostacoli alle indagini», anche perchè «è molto difficile distinguere in concreto quando si ha partecipazione esterna o favoreggiamento perchè si tratta di condotte al limite, molto vicine l'una all'altra».

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