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Questo articolo è stato pubblicato il 31 maggio 2013 alle ore 06:38.

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Tutto e il contrario di tutto destabilizza i mercati di questi tempi. La volatilità, tipica delle Borse, è tornata di casa per i titoli di Stato.


L'altalena dei prezzi e dei rendimenti dei bond governativi, nell'Eurozona, negli Usa e in Giappone, riflette l'umore mutevole degli investitori, che alternano la voglia di rischiare alla fuga dai rischi, senza grande convinzione, non avendo ben chiaro il quadro delle politiche monetarie, straordinarie e ordinarie, e soprattutto l'andamento degli scenari economici.
L'incertezza, di qualsiasi natura, quando prevale penalizza sempre e comunque le asset class più rischiose: ed inevitabilmente, in questo clima di dubbi amletici, in asta i BTp sono tornati sopra il 3% sulla scadenza quinquennale e sopra il 4% su quella decennale, registrando un lieve aumento rispetto ad aprile. Ma neppure i titoli di Stato tedeschi non sono stati risparmiati dal via-vai delle correzioni: i Bund a dieci anni sono tornati sopra l'1,50%, quando a inizio maggio erano calati all'1,18 % e sebbene ci sia già chi pronostica un riposizionamento a breve in area 1,40 per cento.
Il mood in generale è migliorato molto rispetto a un anno fa e almeno questo è fuori di dubbio: l'Italia, tornata a collocare BTp a 30 anni e un private placement di BTp a 50 anni pur di riallungare la vita media del debito, è uscita dalla procedura d'infrazione per deficit eccessivo perchè da tempo garantisce la tenuta dei conti pubblici (anche se il debito/Pil stenta a calare); Irlanda e Portogallo stanno riconquistando la fiducia dei mercati con aste pubbliche di titoli di Stato a medio-lungo termine; il rischio di default delle banche e delle regioni spagnole non domina più i notiziari di mezzo mondo. E questo significa che nell'Eurozona periferica la parte più impegnativa del rigore sui bilanci pubblici e del rafforzamento del sistema bancario è stata fatta. Il deleveraging continua, portando avanti il processo virtuoso di un'Eurozona meno overbanked . Le previsioni sulla crescita, in Europa e non solo, vengono continuamente riviste al ribasso (tanto che c'è chi si ostina a prevedere un ulteriore taglio dei tassi dalla Bce), la crescita globale viene considerata debole: ma il 2014 in senso lato resta l'anno del giro di boa che dovrebbe mettere fine alla peggiore crisi dal Dopoguerra.
Questo spiega perchè il rimborso dei titoli di Stato italiani in scadenza, se prima metteva il mercato in grande agitazione, adesso è un fattore positivo che favorisce le aste: domani il Tesoro rimborsa 17,116 miliardi di un BTp in scadenza e su questo i commenti dei traders sono stati solo in termini di una benefica iniezione di liquidità, bene accolta come supporto alle aste a medio-lungo.
Che il mercato resti volubile, tuttavia, lo dimostra il collegamento non sempre limpido tra Borse, crescita, BTp e rialzo dei rendimenti. Il risk on dovrebbe creare un effetto a cascata logico: quando le prospettive di crescita aumentano, i mercati azionari salgono, il flight to quality si sgonfia, i titoli di Stato a basso rendimento e basso rischio (core europei) vengono venduti ma si acquistano gli asset più rischiosi (bond periferici). Ora invece la ripresa economica viene associata alla fine del quantitative easing della Federal reserve, alla liquidità che si prosciuga, con ripercussioni negative su qualsiasi strumento d'investimento, azioni, Treasury, Bund, BTp.
I mercati sbandano anche perchè sono stanchi di dover fare i conti con eventi eccezionali : sono spossati, esausti, frastornati dalle molteplici novità epocali degli ultimi tempi. Basta elencare le nuove sigle e le innovazioni finanziarie arrivate sui mercati con il potere di sconvolgere qualsiasi ragionamento fondato sui fondamentali o schemivecchia maniera: le LTROs, il Smp e le Omts della Bce; il QE della Fed con un l target senza precedenti sull'occupazione; Abenomics e il mega-QE giapponese; l'intervento dell'Efsf e dell'Esm su Stati e banche; la rivoluzione dei derivati OTC verso la negoziazione su mercati regolamentati; Basilea 3 e il deleveraging. «Questo potrebbe essere il primo anno da lungo tempo che in estate i BTp si acquistano, non si svendono», si augurava tempo fa un trader, malcelando il desiderio - molto diffuso - di un ritorno alla normalità, che sia old o new normal, purchè normal.
isabella.bufacchi@ilsole24ore.com
@isa_bufacchi
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