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Questo articolo è stato pubblicato il 01 giugno 2013 alle ore 08:24.

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ROMA
I progressi ottenuti dall'Italia sul terreno delle riforme e della finanza pubblica «vanno preservati» e disperderli avrebbe conseguenze gravi perché il margine di fiducia che risparmiatori e mercati ci accordano è stretto. Non basta: «L'uscita dalla procedura di deficit eccessivo dei conti pubblici concessa dall'Europa è un primo frutto ma non va dissipato».
Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, raccomanda un "avanti piano" per la navigazione della politica economica italiana, e consiglia una rotta che, nel medio termine, passi per «selettive» riduzioni d'imposta, tali da privilegiare prioritariamente l'occupazione, a cominciare dalla riduzione del cuneo fiscale che grava sul costo del lavoro. Quanto alla spesa pubblica, serve una lavoro certosino per recupere efficienza e risorse da indirizzare sugli investimenti. Intanto, però, è necessario riprendere un'azione di riforma che «ha perso vigore nell'anno passato anche per il progressivo deterioramento del clima politico». E occorre seguire un approccio organico, perché un programma ben disegnato, anche se non viene realizzato domani, può incidere da subito sulle aspettative degli operatori. Soprattutto, è necessario realizzare rapidamente i provvedimenti attuativi delle riforme avviate: «È un tratto ricorrente dell'esperienza storica del nostro paese: le principali difficoltà non risiedono tanto nel contenuto delle norme, quanto nella loro concreta applicazione».
Nelle venti cartelle scarse delle sue Considerazioni finali Visco è apparso prudente e non ottimista sulle prospettive immediate dell'economia italiana: «Anche quest'anno si chiuderà con un forte calo dell'attività produttiva e dell'occupazione», ha scandito, proprio mentre l'Eurostat diffondeva il dato sul 40,5% di giovani disoccupati in Italia. Poi, ha lasciato uno spiraglio per l'arrivo della ripresa a fine 2013: «L'inversione del ciclo economico verso la fine dell'anno è possibile». Ma «dipenderà dall'accelerazione del commercio mondiale, dall'attuazione di politiche economiche adeguate, dall'evoluzione positiva delle aspettative e delle condizioni per investire, dalla disponbilità di credito». Il Governatore ha inoltre ricordato i costi di una recessione che «sta segnando profondamente il potenziale produttivo, rischia di ripercuotersi sulla coesione sociale». Rispetto al 2007, infatti, il Pil è già caduto del 7%, il reddito disponibile delle famiglie del 9, la produzione industriale del 25 per cento. Ma soprattutto, Visco ha evidenziato che queste difficoltà hanno radici strutturali: «Non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi venticinque anni» afferma Visco, secondo il quale «l'aggiustamento richiesto e così a lungo rinviato ha una portata storica».

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