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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2013 alle ore 19:28.

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Piombo, cadmio, cromo e arsenico. Sono solo alcuni dei metalli pesanti, tossici o peggio cancerogeni, presenti nei sei liquidi per sigarette elettroniche che il settimanale Il Salvagente ha fatto analizzare dal dipartimento di Farmacia dell'Università Federico II di Napoli e che denuncia in un dossier sul settimanale da oggi in edicola. Un'inchiesta che ha già prodotto i primi effetti: Raffaele Guariniello, il procuratore di Torino che da tempo indaga sulle sigarette elettroniche e sui relativi liquidi di ricarica, a seguito delle analisi, ha aperto un nuovo fascicolo di indagine. «I valori - spiega Guariniello a Il Salvagente - sembrerebbero molto elevati, in special modo per il campione Louisville, nel quale la concentrazione di arsenico sarebbe piu' elevata di quella ammessa per l'acqua potabile. Valuteremo attentamente».

«Al di là delle concentrazioni rilevate - si legge sul sito ilsalvagente.it - la cosa preoccupante è che in assenza di una normativa di riferimento, che stabilisca le sostanze ammesse e i relativi limiti, nelle ricariche può finire di tutto». Il Salvagente ha rinvenuto la presenza di metalli pesanti, ma chi ci rassicura che, cercandole, in questi liquidi si possano trovare altre sostanze e magari in concentrazioni piu' elevate? Una situazione fuori controllo dove, oltre a una regolamentazione di settore, mancano anche i controlli.

«Serve un sistema normativo coerente e controlli stringenti sulle sigarette elettroniche importate dall'estero e commercializzate con minori controlli come su Internet». Questo l'appello dell'associazione dei produttori Anafe dopo l'indagine del Salvagente. «Qui in Italia - spiega in una nota Massimiliano Mancini, presidente Anafe - lavoriamo con elevati standard di sicurezza, i nostri prodotti sono sicuri e rappresentano l'80% del mercato. Certamente ci sono anche prodotti importati dall'estero, spesso senza o con scarsi controlli, che costano meno ma che possono presentare dei rischi».

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