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Questo articolo è stato pubblicato il 15 giugno 2013 alle ore 08:21.

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Mai come il queste ore il Movimento 5 Stelle è sembrato sull'orlo della scissione: il giorno della verità è fissato per dopodomani, quando l'assemblea congiunta dei gruppi M5S dovrà decidere sul caso Adele Gambaro, la senatrice che ha accusato Grillo, con le uscite sul suo blog, di essere responsabile della débacle alle amministrative. «Se ci sarà la proposta di espulsione, si procederà con il voto. Gambaro è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Altre azioni lesive del movimento non saranno tollerate», ha detto ieri il capogruppo uscente al Senato Vito Crimi. L'ala dura è orientata a chiudere la partita con i dissidenti e sarebbe favorevole a una scissione (al Senato sarebbe a buon punto il progetto di formare un nuovo gruppo). Il capogruppo alla Camera, Riccardo Nuti, ha denunciato: «C'è in atto una compravendita dei nostri parlamentari». C'è chi parla del deputato Pd Pippo Civati. Il voto su Gambaro si è ormai trasformato in un referendum pro e contro Grillo. Sarebbero una trentina (su 52) i senatori contrari all'espulsione. Alla Camera, i 107 deputati sarebbero più compatti a favore della linea ortodossa. Ma la situazione è caotica: si continuerà a trattare fino all'ultimo. Alla fine alcuni senatori contrari all'espulsione potrebbero non partecipare alla riunione. Potrebbe esserci la richiesta di un voto segreto. E se anche qualcuno si esprimesse contro la linea di Grillo, non è detto che sarà cacciato dal M5S.
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