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Questo articolo è stato pubblicato il 15 giugno 2013 alle ore 08:20.

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ROMA
Condanne confermate per le violenze alla caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001. La Corte di Cassazione mette la parola fine al processo sulle responsabilità penali delle forze dell'ordine per le violenze a Bolzaneto, trasformato in una sorta di carcere temporaneo, come dicono le carte processuali. La Quinta Sezione penale – la stessa che aveva giudicato sul caso Diaz – dopo il rinvio del mese scorso e otto ore di camera di consiglio, ha reso definitive le sette condanne per appartenenti a forze di polizia e medici decise dalla Corte d'Appello di Genova il 5 marzo 2010.
La pena più severa, tre anni e due mesi, è stata inflitta all'assistente capo della Polizia di stato Massimo Luigi Pigozzi: divaricò le dita di una mano, strappandone i legamenti, a uno dei fermati. Condanna a un anno per gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia; due anni e due mesi sono la condanna per il medico Sonia Sciandra, accusata di falso ideologico, ma assolta dalla Cassazione per il reato di minacce. Infine a un anno ciascuno sono stati condannati gli ispettori della Polizia di Stato Mario Turco, Paolo Ubaldi e Matilde Arecco, che avevano rinunciato alla prescrizione convinti di essere innocenti e quindi assolti.
La Corte ha concesso quattro assoluzione ad agenti e dirigenti della polizia penitenziaria per reati dichiarati invece prescritti in appello: l'ex colonnello, ora generale della Polizia Penitenziaria, Oronzo Doria, nonché Valerio Franco, Aldo Tarascio e Antonello Talu. E ha confermato le prescrizioni per tutti gli altri imputati, sono 33 ma con l'obbligo di risarcimento civile.
La Cassazione ha rigettato in toto il ricorso del procuratore generale di Genova, che chiedeva tra l'altro il rinvio alla Consulta sul reato di tortura. Nella pratica, comunque, nessuno dei condannati andrà in carcere. «La sentenza consegna per sempre alla storia un giudizio assoluto su quella pagina terribile. A Genova, dodici anni fa, uomini dello Stato commisero violenze inaudite che sono state giustamente condannate – sottolinea Emanuele Fiano (Pd) - continueremo a lavorare perché mai più tutto ciò possa accadere».
«Per le parti civili si tratta di una vittoria – afferma l'avvocato Riccardo Passeggi – perché nonostante l'assenza nel nostro Paese del reato di tortura, che ha fatto così prescrivere la maggior parte dei reati, le vittime finalmente potranno essere risarcite». E poi aggiunge: «Non c'è nessuna riduzione dell'entità dei risarcimenti – precisa il legale – che restano quelli stabiliti dalla Corte d'appello di Genova».
«La Corte ha ribadito in modo definitivo che a Bolzaneto furono commesse gravi violazioni dei diritti umani. Il verdetto odierno conferma le responsabilità della maggior parte degli imputati, ma la prescrizione comporta la sostanziale impunità per molti di loro» sottolinea Amnesty International Italia, rilevando come la mancanza del reato di tortura nel codice penale italiano abbia «impedito ai giudici di punire i responsabili in modo proporzionato alla gravità della condotta loro attribuita». Secondo Nichi Vendola, leader di Sel-Sinistra Ecologia e Libertà, «è finalmente ora che l'Italia introduca il reato di tortura. Solo così potremo evitare altre vergogne come Bolzaneto e la Diaz».
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