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Questo articolo è stato pubblicato il 27 giugno 2013 alle ore 07:20.

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Milano, l'ingresso della Fiera di Rho-PeroMilano, l'ingresso della Fiera di Rho-Pero

Da una parte un cinquantatrenne di Africo, tra le zone di elezione della ‘ndrangheta. Dall'altra un cinquantasettenne dell'Ogliastra, volgarmente nota come Barbagia, terra sarda di gente forte e ostinata.
Il primo è un imprenditore che a Cornaredo, alle porte di Milano, ci sta da una vita e alle spalle ha un passato familiare ingombrante. Il secondo è un commerciante che, con il nonno dell'imprenditore, aveva rapporti cordiali.

Le loro storie corrono sullo stesso binario della giustizia quando, il 20 ottobre 2011, il commerciante, Pietro Pollaccia, si presenta negli uffici del commissariato di Rho-Pero per denunciare l'imprenditore, Giuseppe Mangeruca, per estorsione. Quasi due anni di indagini e, poche settimane fa, l'arresto del cinquantatrenne calabrese. Mangeruca è agli arresti domiciliari a Cornaredo e non è stato autorizzato ad uscire nè ad avere contatti con alcuno. Il suo legale ha fatto istanza al Tribunale del riesame per la revoca della misura ma è stata rigettata.

La storia (per il momento) si chiude dunque con un imprenditore indagato e un commerciante che rientra in possesso dei suoi beni dai quali era stato spogliato ma per capirla fino in fondo, questa storia, bisogna proprio partire dal nonno, quel Costantino Mangeruca, deceduto, che l'informativa della Polizia di Stato del 20 dicembre 2011 descrive come esponente di spicco della criminalità organizzata calabrese, operante in modo particolare a Cornaredo. Per tre anni venne sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, visto che risultava pienamente inserito nella cosca del "locale" di Cirò (Crotone), nella quale fungeva da anello di collegamento con le cosche reggine. Ben tre collaboratori di giustizia tra cui Domenico Bumbaca, lo indicano come appartenente al sodalizio criminale "Farao – Marincola". Il 29 agosto 2007, sprezzante della calura, partecipò, con molti altri esponenti della cosca, al funerale di Vincenzo Pirillo, ucciso in un agguato 23 giorni prima a Cirò Marina.

Il 19 novembre 2009 il Tribunale di Crotone ordinò la confisca di numerosi beni nella disponibilità di Costantino Mangeruca e della sua famiglia, parte dei quali a Cornaredo in quanto gli stessi risultavano essere provento di un riciclaggio messo in atto per conto dell'organizzazione criminale di appartenenza.
Le colpe dei nonni non ricadono sui nipoti ma il cognome, come spiega il commissario della Polizia di Rho-Pero, Carmine Gallo, vale più di mille parole. Ed è così che Giuseppe Mangeruca entra in contatto con Pollaccia che con la moglie gestiva un negozio di pasta fresca, in difficoltà economiche a causa dell'apertura di alcuni centri commerciali nella zona. La proposta di Mangeruca è quella di diventare suo fornitore, la controproposta di Pollaccia è quella di trasferire la produzione di pasta presso il centro carni di Mangeruca, vendergli i macchinari ed essere assunto con moglie e figlio. Con questo "matrimonio" di affari, Pollaccia avrebbe portato la sua esperienza e il suo portafoglio-clienti.

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