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Questo articolo è stato pubblicato il 27 giugno 2013 alle ore 07:32.

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Il ministro del Lavoro non crea lavoro, può solo evitare di distruggere quello potenziale. Lo stralcio del "piano Expo" per creare occasioni d'impiego flessibile in deroga a vincoli e limiti previsti oggi, era una buona occasione per liberare il potenziale dell'occupazione al Nord, ma il governo ha appunto deciso di distruggerlo. Così come la legge Fornero aveva distrutto il potenziale dei contratti a termine che meritoriamente il pacchetto varato ieri corregge.

La riduzione dei tempi nei rinnovi dei contratti a tempo è una delle (poche) innovazioni positive varate ieri; così come la decontribuzione di 18 mesi per l'assunzione di giovani disoccupati o appartenenti a fasce deboli e la trasformazione dell'Aspi in bonus per chi assume. Sono saltate – per opposte esigenze di Pdl e Pd – le sperimentazioni su lavoro a somministrazione o accessorio, nonché quelle su contratti a progetto o su contratti a tempo senza causale che certo avrebbero creato buona parte dei 200mila posti annunciati dal premier come conseguenza del decreto. Starà al Parlamento ricomporre quel puzzle.
Sarebbe un'ingenuità considerare questo pacchetto lavoro una leva potente per l'occupazione. Lo dicono i numeri: il tasso di disoccupazione (dato di aprile) è al 12% e in un anno i disoccupati sono aumentati di 373mila unità (in totale oltre tre milioni). Dunque, anche se dispiegasse il massimo del potenziale, il decreto di ieri non coprirebbe nemmeno l'insorgenza dei nuovi senza lavoro dell'ultimo anno. L'obiettivo è il Sud, dove la disoccupazione giovanile è al 50%, ma le imprese sono per lo più al Nord. Nel tentativo di equilibrare queste due Italie il governo ha concentrato lo sforzo finanziario nel Mezzogiorno (500 milioni) e dato al Nord 294 milioni, ma con la condizione capestro del cofinanziamento con altrettanti fondi regionali.
L a burocrazia ministeriale del resto non aveva rinunciato a disseminare il testo di vincoli e vincoletti per ridurre la portata dello sforzo liberalizzante delle nuove norme: la creazione di una nuova commissione mista imprese-sindacati per certificare la congruità dei nuovi contratti legati all'Expo era una di queste; così come l'aver limitato i nuovi contratti sperimentali ai disoccupati da più di 12 mesi (non da sei come nelle altre fattispecie); e, ancora, era un vincolo aver liberalizzato le causali per i contratti a termine fino a 18 mesi salvo però prevedere un frazionamento in due tranche, la prima delle quali non inferiori a sei mesi. Ostacoli – ora spariti con tutta la norma stralciata all'ultimo minuto – tutti in controtendenza rispetto all'esigenza forte di eliminare il più possibile i passaggi burocratici.

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