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Questo articolo è stato pubblicato il 27 agosto 2013 alle ore 16:31.

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Il paradosso dei Paesi emergenti: i Bric cadono, l'Est Europa risorge

Non tutti i Paesi emergenti sono in caduta libera per l'imminente e temutissimo tapering, ossia la riduzione della mareggiata di liquidità messa in circolo dalla Fed. Una vistosa eccezione ai guai dei Bric (e non solo) è rappresentata dall'Europa centro-orientale, tenuta a galla dalla "ripresina" europea.

Se diamo un'occhiata alle Borse, scopriamo infatti che negli ultimi tre mesi i listini dei Paesi dell'Est sono cresciuti dell'1,2% (indice Msci Eastern Europe, Russia esclusa), contro una caduta complessiva degli Emergenti pari al 7,5% (indice Msci Emerging Markets).

E la sorpresa riguarda anche le valute: mentre la rupia indiana, il real brasiliano e la lira turca sono precipitate ai minimi storici contro il dollaro, il lev bulgaro, lo zloty polacco e la corona ceca da maggio stanno addirittura guadagnando terreno sul biglietto verde.

Per quale motivo? Il principale è che i money manager sono convinti che la "ripresina" dell'eurozona - dopo la recessione più lunga dagli anni della seconda guerra mondiale - darà fiato alla domanda di auto, elettrodomestici e altri beni di consumo. Tutti più o meno fabbricati nei Paesi dell'Est.

I primi segnali della crescita al di là dell'ex "cortina di ferro" si moltiplicano. Ieri, per esempio, sono usciti i dati sulle vendite al dettaglio di luglio in Polonia, cresciute del 4,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ben al di sopra delle attese di un incremento del 2,8%. E la Repubblica Ceca è uscita dal purgatorio di 18 mesi di recessione, con il Pil che nel secondo trimestre 2013 è cresciuto dello 0,7% rispetto al periodo precedente.

Attenzione però, perché la festa potrebbe interrompersi bruscamente. Restano infatti molte insidie: un ritorno di fiamma della crisi dell'eurozona, per esempio, piuttosto che una vigorosa (pur se molto improbabile) stretta della Fed alla sua politica ultraespansiva. «Preferiamo investire dall'altra parte del Vecchio Continente, cioè in Norvegia e Regno Unito - sottolinea per esempio Paul Christopher, chief international strategist di Wells Fargo - poiché i mercati emergenti sono in generale molto vulnerabili alle mosse della Fed». Sarà un caso ma - come sottolinea un lettore nel commento qui sotto - Norvegia e Regno Unito non hanno l'euro (e nemmeno i Paesi dell'Est, che stanno rallentando l'adozione della moneta unica).

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