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Questo articolo è stato pubblicato il 03 settembre 2013 alle ore 11:46.

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Ocse: Pil Italia a -1,8%, unico Paese ancora in recessione - Padoan: presto il Paese tornerà a crescere

Ancora una doccia fredda per l'Italia dalle previsioni aggiornate dell'Ocse. L'organizzazione internazionale conferma la stima di una contrazione del Pil italiano dell'1,8% nel 2013. Il dato italiano è l'unico tra i Paesi del G-7 a essere negativo per quest'anno, elemento che sta a significare che non bisogna abbassare assolutamente la guardia o ridurre gli sforzi per riformare l'economia italiana da venti anni lasciata dormire come una "bella addormentata" mentre gli altri Paesi varavano dolorose e impopolari riforme per migliorare il welfare e la competitività.

Eurozona in ripresa. Ma se l'Italia resta ancora in area negativa l'Eurozona, trainata dalla Germania, é fuori dalla recessione. Anche se il processo di superamento degli squilibri all'interno della moneta unica rimane incompleto e nei Paesi con un alto debito pubblico la debolezza della domanda interna é stata compensate solo in parte dall'export verso l'estero. È quanto sottolineano gli economisti dell'Ocse nella valutazione a interim dell'economia globale pubbicata oggi a Parigi.

Vulnerabilità: banche e debiti sovrani. Ma c'è di più. «L'Eurozona resta vulnerabile a rinnovate tensioni finanziarie, bancarie e sul debito sovrano», spiega il rapporto che invita a non dimenticare i fattori che hanno condotto alla crisi.
«Molte banche della zona sono insufficientemente capitalizzate e appesantite da cattivi prestiti», prosegue l'Ocse . «I recenti progressi verso una supervisione e vigilanza comune e i nuovi accordi sulle risoluzioni aiuteranno, ma sono necessarie misure per assicurare la qualità delle revisioni degli asset del prossimo anno e degli stress test bancari e per garantire adeguati accordi di supporto finanziario per ripianare carenze nel capitale bancario». Insomma servono misure più incisive per fare pulizia nei bilanci bancari appesantiti dai "bad loans".

Migliorare la competitività. Non poteva mancare un richiamo a migliorare la competitività di fondo e ad accrescere la performance delle esportazioni. Per questo obiettivo servono, secondo l'Ocse, riforme per «aumentare la produttività come minori limitazioni nei mercati dei prodotti e un mercato del lavoro più dinamico». Non si usa la parola flessibilità ma il senso è quello. In molte economie, sia avanzate sia emergenti, la crescita del Pil resterà sotto i trend pre-crisi, a riflettere sia cambi strutturali, come variazioni demografiche, sia le conseguenze della crisi stessa, proeguono gli esperti dell'Ocse riferendosi all'economia globale.
Alla luce di questo scenario fatto di «occupazione debole, crescita globale a rilento e permanenti squilibri globali» rimane il bisogno di riforme strutturali, in aggiunta a quelle necessarie per sostenere la domanda, per creare lavoro, aumentare il tasso di crescita, attenuare la pressione fiscale e ridurre in maniera permanente gli squilibri esterni.
La disoccupazione, dice l'Ocse, rimane alta in molte economie avanzate, nonostante dei miglioramenti negli Usa e in Giappone, e rischia di diventare strutturale. E questa non è affatto una buona notizia.

Più investimenti. Misure per creare condizioni più favorevoli per gli investimenti nelle economie con surplus, contribuirebbero a ottenere una crescita più equilibrata nell'Europa presa nel suo insieme. L'elevata disoccupazione e una Pil poco dinamico, conclude l'Ocse, rischiano di aumentare le tensioni sociali sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti e per evitare questo rischio potrebbero rendersi utili «politiche macro economiche che forniscano sufficiente sostegno alla domanda mentre vengono portate a termine le riforme necessarie». Le famose misure anticicliche che spesso sono state bloccate dai conti pubblici fuori controllo. Occorre inoltre ridurre le ineguaglianze sia migliorando l'accesso all'istruzione sia migliorando il trasferimento di risorse verso coloro che ne hanno più necessità.

Le banche centrali non hanno fatto mancare liquidità. L'Ocse non bacchetta per una volta le banche centrali, che invece ritiene abbiano aiutato a contenere e superare gli effetti della crisi. Le reazioni dei mercati alle indicazioni da parte della Fed, circa la volontà di iniziare a ridurre gli acquisti di bond per 85 miliardi al mese (il cosidetto "Quantitative Easing"), hanno variato grandemente in intensità nei Paesi sotto esame. L'impegno della Bce con la "forward guidance" a garantire pieno sostegno all'Eurozona, ha aiutato a fornire una difesa al mercato continentale del debito. Nel complesso dunque, seppure a fronte di un certo restringimento delle condizioni finanziarie, queste continuano a fornire un forte sostegno alla ripresa nelle economie avanzate. Nessun richiamo a ridurre i tassi ma è evidente la sollecitazione a muoversi con prudenza prima di far mancare liquidità al mercato.

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