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Questo articolo è stato pubblicato il 17 settembre 2013 alle ore 08:10.

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Nave Chikyu ancorata nel porto di Shimizu (Afp)Nave Chikyu ancorata nel porto di Shimizu (Afp)

TOKYO - Perforare i fondali marini a grandi profondità e piazzarvi dei sensori, alla ricerca dei segreti dell'origine dei terremoti. E' la missione appena iniziata dalla Chikyu, la nave oceanografica che può vantare una serie di record per le esplorazioni scientifiche delle profondità marine (può perforare fino a 7mila metri sotto il fondale). Il più grande "drilling vessel" del mondo _ quasi 57mila tonnellate distazza, varato ai cantieri Mitsui e consegnato del 2005, con una lunghezza di 210 metri e una torre centrale di perforazione alta 130 metri _ è salpato dal porto di Shimizu, vicino a Shizuoka, per piazzarsi al largo della penisola di Kii, nel Giapponese occidentale, dove c'è una frattura nella crosta terrestre (chiamata Nankai Trough) sicuramente destinata a provocare un grande terremoto (oltre a quelli innumerevoli già generati nei millenni scorsi, ogni 100-200 anni oltre il grado 8 della scala Richter). Lì si incontrano la piattaforma del mar delle Filippine e la piattaforma Euro-asiatica: alcuni movimenti registrati negli ultimi anni fanno presagire che un terremoto devastante non sia molto lontano nel tempo.

L'anno scorso il governo giapponese ha ufficializzato che, nel caso peggiore, il sisma in arrivo nella regione tra Nagoya e Osaka (con relativo tsunami) provocherebbe più di 320mila morti . La missione, che durerà quattro metri, scaverà a 3.600 metri di profondità: una cinquantina di scienziati di varie nazionalità hanno a disposizione sulla nave i più moderni laboratori, su quattro piani. Il "Nankai Trough Seismogenic Zone Experiment" (NanTroSeize) fa parte di un progetto internazionale pluriennale (26 Paesi) di perforazioni in profondità che si articola su spedizioni multiple con team di scienziati da tutto il mondo, l'Iodp (Integrated Ocean Drilling Program) di cui fa parte anche l'Italia attraverso la partecipazione all'Ecord (che raggruppa 17 Paesi europei).

Quella iniziata lo scorso weekend è la prima operazione Iodp della Chikyu, che ha già condotto 17 missioni in zone sismogene per cercare di investigare i meccanismi dei terremoti, oltre a esplorazioni finalizzate a rivelare la presenza di organismi viventi nella crosta terrestre, a portare lumi sui cambiamenti climatici, a individuare fonti di energia. Perforerà in una zona altamente sismica, il che "potrebbe portare sensibili avanzamenti nella comprensione dei meccanismi sismologici", sottolinea Shinichi Kuramoto, vicedirettore del Centre for Deep Earth Exploration della Jamstec (Japan Agency for Marine-Earth Science and Technology) alla vigilia della missione. Certo, dice, l'obiettivo di una previsione dei terremoti in anticipo è ancora lontano ma "anche guadagnare qualche secondo in più (lanciando il relativo allarme) potrebbe salvare molte vite umane". La Chikyu, tra l'altro, ha condotto ricerche al largo del Giappone settentrionale dopo il terremoto del marzo 2011: nel gennaio di quest'anno i sensori da lei piazzati a mille metri sotto il fondo marino hanno cominciato a inviare dati in tempo reale. E la nave ha già, letteralmente, salvato vite: l'11 marzo 2011 si trovava nel porto di Hachinoe e 50 bambini erano a bordo per una visita scolastica. Loro si sono salvati e sono restati a lungo a bordo. Alcuni dei loro genitori no.

Il Sole-24 Ore ha visitato la nave poche ore prima della partenza.

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