Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 26 settembre 2013 alle ore 11:50.

My24
Il primo ministro Shinzo ABe. (Afp)Il primo ministro Shinzo ABe. (Afp)

TOKYO - Non c'è che dire: il governo del premier Shinzo Abe è davvero business-friendly. L'ultima notizia ha fatto oggi risalire l'indice Nikkei della Borsa, che perdeva terreno: l'esecutivo giapponese prepara un taglio alla corporate tax per agevolare le imprese, anche se sta pensando a aumentare l'imposta sui consumi che graverà per lo più sui cittadini (e comunque sarà accompagnata da una nuova manovra di stimolo economico per compensarne gli effetti negativi sulla congiuntura). Inducendo la Banca centrale a raddoppiare la base monetaria, poi, il governo Abe ha sostenuto le aziende esportatrici attraverso un forte deprezzamento del cambio dello yen che le rende più competitive sul piano internazionale.

Se poi certi gruppi vogliono fare grandi acquisizioni all'estero per assicurarsi il futuro con un ruolo di primo piano globale nel loro settore – ma non vogliono spendere troppo - ecco che la mano pubblica interviene per finanziare l'operazione o addirittura entrare nel capitale della società acquisita. Così anche la maxiacquisizione confermata oggi della tedesca Grohe (attrezzature per la casa) da parte del gruppo Lixil per oltre 3 miliardi di euro si può giovare dell'intervento governativo: l'operazione avviene in partnership con l'istituto statale Development Bank of Japan, che ci mette circa mezzo miliardo di dollari (mentre oltre 2 miliardi di dollari vengono erogati dalle tre grandi banche nazionali: Mizuho, Sumitomo Mitsui e Bank of Tokyo-Mitsubishi Ufj).

Altre recenti acquisizioni strategiche all'estero della Corporate Japan hanno visto scendere in campo soldi pubblici in modo diretto, ossia con l'ingresso nel capitale: è il caso dell'acquisizione da parte di Toshiba della svizzera Landis+Gyr, una transazione coperta per la parte equity al 40% dalla Innovation Network Corporation of Japan (al 70% pubblica) con un esborso di 680 milioni di dollari. L'anno scorso, poi, un gruppo strategico nazionale come Renesas (settore semiconduttori) è stato oggetto di un salvataggio pubblico da 2 miliardi di dollari per impedire che finisse a un private equity americano che l'avrebbe probabilmente smembrato.

Comunque, proprio questa settimana un importante gruppo tecnologico nipponico (Tokyo Electron, attrezzature per semiconduttori) ha deciso di confluire nell'orbita della più grande Applied Materials (Usa) , sia pure ottenendo autonomia e la persistenza della quotazione separata alla Borsa di Tokyo. Si tratta però della prima volta che una società hi-tech strategica giapponese finisce volontariamente nell'orbita di un gruppo estero più forte. Gli imperativi della globalizzazione avanzano anche a Tokyo nei due sensi.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi