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Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2013 alle ore 08:40.

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La sfida di Flavio Tosi, il sindaco di Verona che sogna le leadership del centrodestra

«Io dico: rozzo, ma efficacissimo!». Era il maggio 2007 e Silvio Berlusconi promuoveva, a modo suo, la candidatura di Flavio Tosi a sindaco di Verona (guarda il video). Stesso palco e stesso elettorato, allora. Sei anni e quattro governi dopo Tosi si smarca dai frantumi del centrodestra e timbra la sua candidatura a leader di un elettorato senza appigli. Il segretario della Liga Veneta ha presentato domenica la sua Fondazione, «Ricostruiamo il Paese», al Palabam di Mantova. Un bagno di folla che ufficializza la sterzata istituzionale dell'ex enfant prodige del partito. Dalla militanza della primissima ora all'ammorbidimento diplomatico che parla a tutta l'Italia. Sud incluso.

Un progetto politico, più che una Fondazione. Tosi lo sa, e scalda i 6mila del palazzetto con quasi un'ora di intervento. Il logo la dice lunga: un faro, luce sulle frizioni dell'ex asse Pdl-Lega. L'imprinting sono i 23 anni di militanza nel suo partito. Gli sviluppi, una strizzata d'occhio a chi ha scelto il Movimento Cinque Stelle («Li capisco») e ai delusi che si ascrivono alla sponda della destra. Moderata e meno moderata. Tosi non cita né Grillo né Berlusconi. Ma parla di fatto ai loro elettori, ex o in bilico, con linee che intercettano gli umori più diffusi tra le due platee.

Basta ascoltare il programma: abolizione dei Senatori a vita, sforbiciata alle pensioni d'oro e aumento di quelle minime, lotta all'evasione fiscale. I richiami grillini spuntano su costi della politica , a cominciare dal taglio dei finanziamenti ai partiti: «Io percepisco 4mila euro al mese, pago i contributi e ci sto dentro bene» sbotta Tosi. Per allargarsi all'Europa: surreale l'addio all'euro, ammette Tosi, ma «servono più negoziati, regaliamo a Bruxelles 8 miliardi l'anno». Quelli a un pubblico più conservatore stanno tutti in due stoccate, indirette e dirette, a Berlusconi. La prima sui «valori cristiani» che vanno difesi, non come «chi li ha traditi per 20 anni». E a proposito di «traditori»: la pattuglia del Pdl che ha fatto pressing per la fiducia? Ha avuto il «coraggio di uscire dall'ombra del loro capo» e «fare scelte nell'interesse del Paese».

Il paragone con Matteo Renzi è inevitabile. Nessuno lo accredita a chiare lettere, ma le coincidenze sono troppe: la promessa di «mettere la propria città sopra a tutto», rottura con la vecchia guardia di partito, stile meno ingessato. Ce ne sarebbe una quarta: il pullman di Renzi è partito da Verona. Quello di Tosi? Resta dov'è, sulla carta. Ma è sempre da Verona che potrebbe decollare, o arrestarsi, il nuovo corso del centrodestra.

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