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Questo articolo è stato pubblicato il 15 ottobre 2013 alle ore 07:08.
L'ultima modifica è del 15 ottobre 2013 alle ore 08:37.

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Chicago batte resto del mondo 2 a 1. Forse un commento dal tono calcistico non si addice alla solennità del premio Nobel per l'economia, attribuito quest'anno a tre economisti finanziari.
I tre economisti finanziari sono Eugene Fama, Lars Peter Hansen e Robert Shiller, i primi due dell'Università di Chicago il terzo di Yale. Ma è un dato che è difficile non rilevare e che va ad arricchire il medagliere, già ricco, della scuola di Chicago. Lo arricchisce in un campo in cui questa meravigliosa scuola di rigore e fantasia non ha confronti, potendo contare sul miglior dipartimento di finanza al mondo. Il Nobel a Eugene Fama era dovuto da tempo. Già negli anni '70 i suoi lavori avevano contribuito a riorientare la finanza moderna creando i fondamenti metodologici per la ricerca empirica sui prezzi delle attività finanziarie. Fama applica il suo programma di ricerca in tutte le dimensioni e consolida empiricamente la “efficient market hypothesis”, l'idea che i mercati finanziari incorporano rapidamente nei prezzi tutte le informazioni rilevanti, lasciando poco spazio alla possibilità di fare soldi prevedendone l'andamento. Questo ebbe un notevole impatto, non solo intellettuale, ma applicato: l'idea dei fondi di investimento passivi e degli indici azionari deve tanto a questa filosofia. Se il rendimento delle attività non è prevedibile, inutile dimenarsi a vendere e comprare (come si fa con un fondo attivo): si pagano solo commissioni. Di questa idea è interprete pratico e beneficiario il ricco finanziere David Booth, studente di Fama – a cui oggi è titolata la business school (pure fondata da Fama).

Robert Shiller, studente di Franco Modigliani, è meno fiducioso di Fama sulla capacità dei mercati di incorporare nei prezzi l'informazione rilevante. Egli deve il suo Nobel di oggi ad un suo famoso contributo del 1981 in cui documenta che il valore di mercato di un'azione fluttua molto di più di quanto non fluttui nel tempo il valore attuale dei dividendi futuri a cui quella azione dà diritto e che – in un mercato efficiente - dovrebbero essere l'unico fattore di influenza sui prezzi degli assets. Shiller concluse che le fluttuazioni dei corsi azionari erano troppo ampie per essere riconciliate con un modello razionale di formazione dei prezzi delle attività finanziarie Quel lavoro segnò la ripresa del dibattito sull'efficienza dei mercati che, da allora, non ha ancora trovato soluzione.
Lars Hansen si colloca nel mezzo. Egli introduce nuovi strumenti metodologici e una nuova idea: il tasso di sconto da usare per scontare i dividendi futuri non è costante. Nel tempo esso varia perché muta il rischio e varia la disponibilità delle persone a tollerarlo. Questo tasso di sconto si muove in modo stocastico e, fatto cruciale, se si tiene conto di questa proprietà, allora è possibile dare una spiegazione razionale dei movimenti dei prezzi delle attività finanziarie. Il metodo di Hansen di modellare i prezzi delle attività finanziarie è oggi divenuto lo standard in economia ed è questo aspetto che gli è valso il Nobel.

La scelta di attribuire il Nobel a persone con approcci all'apparenza così lontani può sembrare schizofrenica e contribuire a diffondere l'idea che in economia si può concludere tutto e il suo contrario. Trarre questa implicazione è sbagliato. La decisione riflette il divenire di una disciplina in cui le conclusioni, questo si, non sono mai assestate, soprattutto quando la materia del contendere investe un argomento tanto antico quanto ostico come quello sulla efficienza del mercato e la razionalità degli agenti che vi operano. Queste due opposte visioni continueranno ad affrontarsi ed è bene che sia così perché hanno implicazioni profondamente diverse: capirne la valenza e circoscriverne i confini è cruciale. Ci piacerebbe che questo dibattito avvenisse altrove con la stessa forza intellettuale e apertura mentale con cui si svolge negli intensi seminari di finanza tenuti alla Booth School of Business dell'università di Chicago. Lì la visione razionale di Gene Fama si confronta, con tagliente rispetto, con quella del suo collega Richard Thaler, caposcuola degli economisti comportamentali.

Eugene F. Fama
Università di Chicago . Noto per il suo lavoro su teoria del portafoglio e asset pricing È professore di Finanza alla Booth School of Business

Lars Peter Hansen
Università di Chicago. È famoso soprattutto per i suoi contributi nel campo dell'econometria. È l'ideatore del metodo generalizzato dei momenti

Robert J. Shiller
Università di Yale. Con i suoi studi ha messo in evidenza che i prezzi delle azioni variano molto di più rispetto ai dividendi

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