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Questo articolo è stato pubblicato il 27 ottobre 2013 alle ore 08:19.

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MILANO
Il countdown sta per concludersi. Tra pochi giorni, entro il 31 ottobre (salvo sorprese dell'ultima ora che però a questo punto appaiono davvero improbabili), le banche e gli altri operatori del settore finanziario dovranno comunicare all'anagrafe tributaria tutti i dati rilevati ai rapporti instaurati con la propria clientela. Conti correnti, dossier titoli, certificati di deposito, carte di credito e debito, ma non solo, diventeranno "trasparenti" per il Fisco italiano che per contrastare le frodi a danno dell'Erario avrà così a disposizione il database più ricco e completo al mondo.
Un'evoluzione della "vecchia" anagrafe dei conti impressa nel 2011 dal Governo Monti (con il decreto legge 201), ma che in queste settimane di polemiche sul Datagate e sulla sicurezza delle comunicazioni telematiche e dei caveau informatici qualche preoccupazione in più la desta. Anche perchè sia sul piano bilaterale Italia-Usa che in sedi multilaterali come Ocse e Ue (si veda l'articolo sotto) si stanno implementando accordi di cooperazione tra le autorità fiscali incardinati proprio sullo scambio automatico dei dati e sulla normativa Fatca (Foreign Account Tax Compliance Act) messa a punto da Washington per combattere l'evasione domestica e internazionale.
In effetti dal 2006, l'agenzia delle Entrate attraverso l'anagrafe dei conti è già in grado di conoscere i nominativi dei contribuenti che hanno avviato un rapporto finanziario e, per esempio, il numero di conti aperti in una o più banche. Ma d'ora in avanti potrà "vedere" molto di più. Lo spettro di dati trasmessi dagli intermediari alla "nuova" anagrafe dei rapporti finanziari sarà piuttosto vasto e penetrante, anche per il passato.
Nei prossimi quattro giorni si dovrà completare la comunicazione dei rapporti esistenti nel 2011 (il Sid, il canale telematico "blindato" dell'Agenzia, è stato attivato da fine giugno) ed entro il 31 marzo 2014 dovranno essere censiti quelli del 2012. I rapporti e i conti accesi dal 2013 in poi saranno invece trasmessi entro il 20 aprile dell'anno successivo.
Ma cosa saranno obbligati a rendere noto al Fisco banche, Poste italiane, organismi di investimento collettivo, società di gestione del risparmio e gli altri intermediari? Per un conto corrente aperto presso una propria filiale, ad esempio, la banca dovrà comunicare tutti i dati identificativi del rapporto, compreso il cosiddetto "codice univoco", riferito al soggetto persona fisica o alla società che ne ha la disponibilità e a tutti i cointestatari (nel caso di intestazione a più soggetti), nonché i dati relativi al saldo iniziale al 1° gennaio e al saldo finale al 31 dicembre (per i conti infrannuali saldo iniziale e finali dovranno essere focalizzati sulle date di apertura e cessazione del rapporto). Inoltre, andranno indicati gli importi totali delle movimentazioni effettuate nei 12 mesi, distinte tra dare e avere. In altre parole, dovranno essere specificati l'importo totale degli accrediti e degli addebiti dell'anno.

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