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Questo articolo Ŕ stato pubblicato il 30 ottobre 2013 alle ore 11:21.
L'ultima modifica Ŕ del 30 ottobre 2013 alle ore 19:47.

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Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il sindaco di Taranto, Ezio StefÓno, sono indagati dalla Procura di Taranto nell'inchiesta sul disastro ambientale dell'Ilva. A Vendola Ŕ contestata la concussione verso il direttore generale dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, a StefÓno, invece, l'omissione di atti d'ufficio. In sostanza, secondo i pm, Vendola avrebbe fatto pressioni sull'Agenzia regionale per l'ambiente affinchŔ cambiasse il tiro sull'Ilva.

Il tutto sarebbe poi sfociato nel mancato rinnovo dell'incarico ad Assennato in scadenza nel febbraio 2011 a causa delle pressioni esercitate dall'Ilva che contestava duramente l'operato del dg dell'Arpa. Al sindaco di Taranto, invece, si contesta il fatto che dopo l'invio di un esposto alla Procura di Taranto nel quale segnalava i danni da inquinamento e soprattutto le malattie, nessuna azione sarebbe stata messa in campo dall'amministrazione comunale.

Sono 53 gli avvisi di conclusione delle indagini spediti dalla Procura di Taranto e fatti notificare oggi dalla Finanza. Oltre ai nomi di Vendola e StefÓno, ci sono, con imputazioni differenti, anche quelli dell'attuale assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, dell'ex assessore regionale e oggi deputato di Sel, Nicola Fratoianni, di diversi dirigenti regionali, tra cui l'ex capo di gabinetto di Vendola, Francesco Manna, dell'attuale capo di gabinetto, Davide Pellegrino, e del dirigente del settore Ambiente della Regione Puglia, Antonello Antonicelli.

Coinvolti anche Emilio, Nicola e Fabio Riva, proprietari dell'Ilva, i primi due arrestati (ai domiciliari) a luglio del 2012 e sottoposti per un anno al regime detentivo, il terzo, invece, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel novembre scorso ma non eseguita perchŔ Fabio Riva Ŕ tutt'ora in Inghilterra e soggetto a procedura di estradizione in Italia. Nell'inchiesta risultano coinvolte anche le societÓ Riva Forni Elettrici, Riva Fire (la capogruppo) e l'Ilva, quest'ultima attraverso il commissario Enrico Bondi.

L'inchiesta Ŕ partita nel 2009 ma ha subýto una vera e propria impennata nel 2012 con l'incidente probatorio davanti al gip Patrizia Todisco, la presentazione di due perizie in cui si evidenziava il pesante impatto dell'inquinamento dell'Ilva sulla salute dei tarantini, quindi i primi arresti e il sequestro degli impianti dell'area a caldo del siderurgico avvenuti a luglio 2012. Altri arresti e sequestri ci sono poi stati a novembre scorso e gli ultimi a settembre 2013.

Il sindaco di Taranto oggi era in Consiglio comunale e a Palazzo di CittÓ gli Ŕ stato notificato il provvedimento della Procura. "Ritengo - ha detto StefÓno - di non aver fatto alcuna omissione ma di aver segnalato i problemi in quel particolare momento presenti. Le evidenze scientifiche relative al collegamento tra inquinamento dell'Ilva, malattie e mortalitÓ sono venute solo dopo con le perizie consegnate all'autoritÓ giudiziaria".

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