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Questo articolo è stato pubblicato il 01 novembre 2013 alle ore 11:14.
L'ultima modifica è del 01 novembre 2013 alle ore 20:35.

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Rischio stangata per le imprese dopo l'addio alla Tarsu e l'arrivo della nuova tassa sui rifiuti urbani. Con la Tari, la nuova tariffa sui rifiuti, l'aumento medio dei costi nel 2014 sarà pari al 290% ma per alcune tipologie di impresa sarà ancora più salato: per un bar, infatti, sarà di oltre il 300%, per un ristorante del 480%, fino ad arrivare ad oltre il 600% per l'ortofrutta (+650%) e le discoteche (+680%).È quanto emerge da un'analisi Confcommercio.

Ristoranti, trattorie e pizzerie pagheranno 6 volte in più
Confcommercio ha calcolato gli effetti per le imprese del passaggio dalla Tarsu al nuovo tributo Tari sui rifiuti urbani introdotto con il ddl Stabilità. La maggiorazione sarà di circa sei volte per i ristoranti, le trattorie e le pizzerie (+482%): la spesa annua tutto compreso, calcolata per un'attività con una superficie media di 200 mq, passerà così da 802,70 euro a 4.674,98 euro.

Stangata per negozi di ortofrutta e discoteche
Ma la batosta maggiore sarà di quasi otto volte per un negozio di ortofrutta (+650%) o una discoteca (+680%). Dall'analisi di Confcommercio emerge, in particolare, che per ortofrutta, pescherie, fiori e pizza al taglio (con superficie media di 100 mq) la spesa annua complessiva determinata dall'applicazione della Tari, dal prossimo primo gennaio, determinerà un passaggio da 401,35 euro a 3.008,40 euro.

Per discoteche e night club (superficie media 200 mq) si passerà da 558,90 euro a 4.373,91 euro. Invece per bar, caffè e pasticceria l'incremento si attesterà al 314%; per supermercati, macellerie e generi alimentari al 188%; per alberghi senza ristorante al 118%; per campeggi, benzinai e impianti sportivi all'89%; per edicole, farmacie e tabacchi al 77%; per negozi di abbigliamento, calzature, librerie, cartolerie e ferramenta al 46%.

Aumenti sulla base di criteri presuntivi e non della reale quantità di rifiuti
Si tratta, sottolinea Confcommercio, di «incrementi molto rilevanti e ingiustificati che derivano essenzialmente dall'adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta. Una pesante penalizzazione per il sistema delle imprese della distribuzione e dei servizi di mercato che impone la necessità di rivedere al più presto la struttura dell'attuale sistema di prelievo sulla base del principio 'chi inquina pagà e ridefinire con maggiore puntualità coefficienti e voci di costo distinguendo, in particolare, tra utenze domestiche e non domestiche e tenendo conto anche degli aspetti riguardanti la stagionalità delle attività economiche». E sullo sfondo il timore che tutto questo possa gravare su consumi che stentano a decollare.

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