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Questo articolo è stato pubblicato il 05 novembre 2013 alle ore 10:00.

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La prima edizione risaliva al 2011, quando in occasione del 50° anniversario della fondazione, l'Ocse stilò il primo rapporto sul benessere materiale e immateriale dei Paesi membri, How's Life? . Parte integrante del programma "Better Life Initiative" per promuovere "politiche migliori per una vita migliore", How's Life? aveva figliato anche il Better Life Index, il sito interattivo col quale paragonare la situazione nei vari stati aggregati, in base a 11 fattori.

La seconda edizione di How's Life? appena pubblicata, propone un aggiornamento dei dati sul periodo cruciale della crisi globale, relativamente a reddito, lavoro, casa, salute, rapporto vita-lavoro, istruzione, rete sociale, impegno civile e amministrazione della cosa pubblica, ambiente, sicurezza personale, benessere soggettivo. Il campo di osservazione comprende, oltre ai 34 Paesi Ocse, anche altri sei stati emergenti, e ha scelto di approfondire quattro macrotemi fondamentali: innanzitutto gli effetti negativi della crisi globale sul benessere soggettivo, che il rapporto quantifica come più che significativi sia a livello economico sia sociale. Quindi le differenze di genere, che in area Ocse si sono ridotte, ma non sono ancora scomparse. Il terzo tema sviscerato è quello del benessere sul posto di lavoro, il quarto è quello della sostenibilità del benessere nel prossimo futuro. Purtroppo, come indicato dalle classifiche, l'Italia si posiziona spesso sotto la media dei Paesi.

Basta guaradare al Pil: il benessere è altrove
Come tutte le analisi Ocse, l'intento dello studio, firmato tra gli altri da diversi italiani (Romina Boarini, Marco Mira d'Ercole, Mario Piacentini, Elena Tosetto, Carlotta Balestra, Laura Belli) è quello di fornire ai governi strumenti utili per la discussione, l'elaborazione o il perfezionamento delle politiche sia economiche che sociali. Analogamente ad altre iniziative Ocse degli ultimi anni, How's Life? insiste in particolare sulla necessità di superare il Pil quale parametro di benessere di una nazione, come ribadisce anche il segretario generale dell'organizzazione, Angel Gurrìa, «A growth-as-usual-approach is simply not enough»: un approccio alla crescita così come è stato finora, non è più sufficiente.

Benché alcuni dati presentati nelle 285 pagine dello studio siano prevedibili, altre indicazioni stimolano una riflessione: il rapporto 2013 certifica per esempio come in Paesi con indicatori economici negativi, il benessere soggettivo percepito e l'equilibrio tra vita e lavoro siano positivamente elevati. E come persone con un'istruzione esigua facciano rilevare risultati peggiori rispetto a tutti i parametri di benessere considerati.

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