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Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre 2013 alle ore 07:50.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 10:42.

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L'Esposizione universale di Milano nel 2015 sarà uno straordinario evento aperto dove tutti potranno confrontarsi e dibattere sui grandi temi richiamati dalla sfida alimentare globale del futuro. Sulla natura dialogante e inclusiva dei sei mesi espositivi non ci devono essere dubbi e sarebbe un grave errore ripiegare su un'impostazione differente.

La forza di un'esposizione universale che torna in Europa durante questi duri anni di crisi e affronta un tema davvero decisivo per il nostro destino, deve essere innanzitutto questa e noi siamo determinati a non perdere l'occasione. Lo penso anche in relazione al dibattito che si è aperto a proposito di Ogm. Troppo spesso, infatti, sembra che il tempo si sia fermato e il tema, sicuramente complesso, rischia di essere affrontato allo stesso modo: stessi argomenti e stessa contrapposizione. Invece, abbiamo tutti bisogno di confrontarci e di capire meglio. Dobbiamo renderci conto che siamo in uno scenario nuovo e se vogliamo affrontare la questione con serietà non possiamo certo disconoscere che il progresso scientifico e lo stesso impianto normativo europeo in materia si sono notevolmente evoluti. Il principio di precauzione, di cui la Ue è portatrice in tutto il mondo, ha consentito di compiere passi avanti importanti. I progressi della ricerca e le risultanze dei piani di monitoraggio hanno permesso di acquisire informazioni rilevanti anche rispetto al tema della sicurezza alimentare.

Oggi molte delle varietà vegetali che compongono la nostra dieta sono il frutto di selezioni mirate, assistite da tecniche biotecnologiche. La storia dell'agricoltura è fatta di tecniche di selezione e miglioramento. Solo negli ultimi sessant'anni sono state create oltre duemila varietà ne è testimonianza il fatto che in rarissimi casi le specie agricole che contribuiscono alla nostra dieta quotidiana esistono allo stato selvatico. Su diversi aspetti il dibattito scientifico risulta molto animato e questo rafforza il mio convincimento che le situazioni vadano valutate caso per caso e il problema non si possa ridurre allo scontro ideologico tra pro e contro Ogm. Stiamo attenti a non generalizzare.
Andrebbe invece detto a gran voce che l'unico modo per socializzare i vantaggi dello sviluppo è la ricerca pubblica, strumento che può realmente contribuire a rompere gli oligopoli della conoscenza e facilitare lo sviluppo di soluzioni ai problemi agronomici, soprattutto in ampie aree del mondo meno sviluppato.

Dunque il tema va affrontato non con un sì o un no pregiudizievole, ma con l'ambizione di costruire un quadro di valutazioni davvero "laico". Valutazioni che non possono prescindere dalla volontà di fare chiarezza e di affrontare, sempre laicamente, il discorso delle "reali" convenienze per il nostro Paese.La scelta di un'agricoltura Ogm free può essere uno straordinario valore aggiunto alla distintività della nostra offerta agroalimentare in ragione delle nostre peculiarità e della nostra storia. Quindi può pagare in termini economici, commerciali e di sviluppo locale (laddove il cibo diviene ambasciatore dei territori), ma questo punto va sostenuto con argomentazioni che siano, appunto, di politica economica e commerciale. Per il resto si deve lasciare lavorare la scienza, la ricerca, ovviamente con la massima prudenza e tutte le dovute precauzioni. Credo che si debba tentare una "terza via" tra i no e i sì assoluti che tenga insieme le ragioni economiche di una scelta identitaria forte, le preoccupazione che animano l'opinione pubblica e l'esigenza, anche nel nostro paese, di fare ricerca su una materia che non solo in agricoltura si sta rivelando di vitale importanza per il futuro. Anche per tutto questo Expo Milano 2015 deve essere l'occasione per l'Italia per traguardare il futuro con sguardo e impegni nuovi.
Maurizio Martina è sottosegretario alle Politiche agricole, alimentari e forestali con delega all'Expo

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