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Questo articolo è stato pubblicato il 14 novembre 2013 alle ore 15:31.
L'ultima modifica è del 14 novembre 2013 alle ore 16:42.

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Cinque giorni di sciopero dell'autotrasporto, dal 9 al 13 dicembre, in un periodo "caldissimo" dell'anno per gli acquisti, a cavallo di Santa Lucia e alla vigilia di Natale. Un fermo nazionale, proclamato mercoledì sera da Unatras , ratificato oggi nel corso del comitato direttivo dell'associazione, che rischia di paralizzare letteralmente l'Italia, come avvenuto nel 2007 in occasione dell'ultima "rivolta" degli autotrasportatori decisa, anche in quell'occasione, proprio nel periodo di Santa Lucia.

La decisione di proclamare il fermo nazionale dell'autotrasporto era già nell'aria da giorni, dopo che l'ennesimo incontro avvenuto al ministero dei Trasporti fra i rappresentanti del Governo e i rappresentanti delle associazioni dell'autotrasporto non aveva ha fornito alcuna risposta concreta alle domande poste dai rappresentanti dell'autotrasporto, in particolare alla richiesta di cancellare il taglio ai rimborsi sulle accise per il carburante, manovra destinata a dare il colpo di grazia a moltissime imprese di autotrasporto già travolte dalla crisi.

Contemporaneamente alla ratifica della proclamazione dello sciopero i rappresentanti di Unatras hanno chiesto un incontro immediato con il Governo. «Unatras è infatti pronta a proseguire il confronto per trovare le risposte idonee a risolvere i problemi delle imprese», ha commentato Paolo Uggè, presidente di Unatras e di Fai Conftrasporto. «Problemi che vanno dalla riduzione del costo del lavoro, alla riorganizzazione dei compiti dell'albo, dal rispetto delle regole da parte di tutti alla lotta a ogni forma di abusivismo e concorrenza sleale. Sono questioni centrali che debbono trovare risposte certe e in tempi brevi. Da troppo tempo si discute con il Governo senza che i provvedimenti si concretizzino. Le imprese non possono più attendere».

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