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Questo articolo è stato pubblicato il 29 novembre 2013 alle ore 06:53.

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MILANO
La raccolta differenziata dei rifiuti ha fatto importanti passi in avanti, nonostante le difficoltà di alcune aree territoriali e le tante incertezze normative che circondano il settore, ma costa: è bene saperlo, soprattutto in una fase nella quale il lavorio sull'introduzione dei nuovi tributi (Tares nel 2013, Tari il prossimo anno) prova a imporre per legge la copertura quasi integrale dei costi del servizio con le tasse locali versate dai cittadini.
Si può riassumere così il senso della nuova Analisi dei costi della raccolta differenziata, realizzata da Bain & Company e presentata ieri mattina da Federambiente, l'associazione delle aziende pubbliche di igiene urbana.
Un po' la crisi, un po' la maggiore attenzione di aziende e consumatori, hanno ridotto dell'8% il volume complessivo di rifiuti prodotti tra 2007 e 2012. Rispetto a cinque anni prima, però, la quota destinata alla raccolta differenziata è aumentata di un terzo, e copre ora il 39,9% del totale contro il 27,5% registrato nel 2007. Gli obiettivi fissati dalla legge, prima delle ultime correzioni, erano più ambiziosi, ma il miglioramento delle performance è innegabile, anche se diversificato sul territorio, e si registra anche quando si esaminano più in dettaglio le tecniche di raccolta. Cresce, in particolare, il porta a porta, più puntuale rispetto alla raccolta stradale, che copre oggi il 49% dei sistemi differenziati contro il 28% di cinque anni prima. Anche questa evoluzione, però, non è gratis.
Lo si scopre chiaramente quando si guarda ai costi del sistema. Nel periodo considerato dall'analisi, il prezzo da pagare per raccogliere una tonnellata di rifiuti è cresciuto da 134 euro a 198, con un balzo del 48 per cento. Una quota di questi aumenti è ovviamente legata all'impatto dell'inflazione, per esempio sui carburanti e sulla gestione complessiva dei veicoli di raccolta, e alle dinamiche contrattuali. Almeno la metà dell'incremento complessivo, però, secondo lo studio è dovuto all'espansione della differenziata, e in particolare allo sviluppo della raccolta porta a porta che com'è ovvio impegna una quantità più importante di personale. La prova del nove si ottiene mettendo a confronto una tonnellata di rifiuti indifferenziati con una tonnellata di materiale gestito in modo differenziato: la prima costa 89 euro, la seconda 183, cioè più del doppio. All'interno di queste dinamiche, segnala lo studio, la crisi generale ha colpito anche le aziende in termini di recupero di efficienza, che ha permesso di tagliare dell'11% i costi complessivi rispetto alla loro evoluzione "naturale".
Il tema dei costi, però, rimane strategico, sia per i contribuenti che saranno chiamati a coprirli con i tributi locali sia per il sistema. Per la raccolta differenziata, infatti, i consorzi di filiera del Conai riconoscono un contributo che però, secondo le imprese restano insufficienti: per la carta, per esempio, il contributo è aumentato nel periodo considerato del 3%, contro un +39% fatto registrare dai costi.
gianni.trovati@ilsole24ore.com
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