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Questo articolo è stato pubblicato il 01 dicembre 2013 alle ore 08:24.

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ROMA
Lo sforzo fiscale a cui saranno chiamati i contribuenti entro il 16 gennaio per versare la mini-Imu potrebbe essere temporaneo. Nonostante il decreto sulla cancellazione della seconda rata dell'imposta municipale sia stato firmato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (con il numero 133) appena ieri, nel Governo è già partita la caccia a reperire le risorse con cui rimborsare ai proprietari quanto versato per effetto del Dl. E cioè il 40% della differenza tra il tributo calcolato ad aliquota standard (4 per mille) e quello ad aliquota realmente applicata dal Comune.
Tradotto in risorse da reperire, per passare dalla teoria alla pratica, servirebbero 150 milioni. Fondi che il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, sta spingendo per inserire nella legge di stabilità. Ma il compito di racimolarli non si annuncia semplice, visto che la lista delle modifiche da inserire nella ex-finanziaria cresce di giorno in giorno e i margini di manovra non sono così ampi. L'ultima parola spetterà, come sempre in questi casi, al responsabile dell'Economia, Fabrizio Saccomanni.
A spingere per questa soluzione non è solo il renziano Delrio ma anche i suoi colleghi ministri del Nuovo centrodestra, che sono da sempre sensibili alle "sirene" dell'abolizione dell'Imu. Come ha confermato Lupi nella sua intervista al Sole-24 Ore di ieri: «Anzitutto – ha sottolineato il titolare delle Infrastrutture – dobbiamo dare la giusta proporzione alla cosa per evitare esagerazioni. Stiamo parlando di 150 milioni rispetto ai 4 miliardi dell'Imu del Governo Monti. Detto questo, sono d'accordo che è un segno che va controcorrente e va corretto». Di tenore analogo le dichiarazioni di Angelino Alfano («Noi non siamo ancora pienamente soddisfatti e lavoreremo ulteriormente alla Camera per migliorare il risultato») e Gaetano Quagliariello («C'è ancora tempo al governo affinché la promessa che l'Imu non venga pagata sia rispettata»). Senza dimenticare il nuovo appello del presidente dell'Anci, Piero Fassino, al Parlamento per valutare «come dare soluzione a questo nodo irrisolto».
Tutti gli indizi portano dunque alla stabilità che sta muovendo in questi giorni i primi passi alla Camera. Una volta individuate le risorse, andrebbe poi messo in piedi il meccanismo per il rimborso. Ad esempio seguendo la strada già dettata dal decreto 133. Secondo l'articolo 1, comma 6, infatti, le eventuali eccedenze che un Comune dovesse ricevere nella ripartizione dei 348,5 milioni ottenuti dallo Stato per coprire il 60% della differenza tra l'imposta calcolata ad aliquota reale e quella ad aliquota standard, andrebbero a riduzione delle «imposte comunali dovute relativamente ai medesimi immobili per l'anno 2014». In pratica, con una modifica alla ex finanziaria, la stessa facoltà verrebbe estesa ai 150 milioni che i sindaci incasseranno dalla mini-Imu sul restante 40% a carico dei proprietari di una prima casa non di lusso. E, delle tre gambe che comporranno la futura imposta unica comunale (Imu, Tasi e Tari), la seconda sembra quella più adatta a ristorare il contribuente.
Passando alle altre misure contenute nel provvedimento in questa sede meritano di essere sottolineate una novità e una conferma. La novità è che resta al 9 dicembre il termine entro il quale i municipi, se non l'hanno ancora fatto, potranno pubblicare la delibera che fissa l'aliquota Imu. Laddove nelle bozze circolate fino a venerdì tale termine veniva anticipato al 5 dicembre. La conferma è che i 2,16 miliardi necessari a coprire l'intero Dl arriveranno pressoché integralmente da banche e assicurazioni. Le quali – per effetto del gioco d'incastro con il decreto ministeriale che è stato emanato ieri e fa scattare la clausola di salvaguardia prevista dal Dl 102 sulla prima rata Imu – nel periodo d'imposta 2013 dovranno versare: un maxi-acconto Ires e Irap del 130% (pari alla somma tra il 128,5% previsto dal Dl 133 e l'1,5% aggiunto dal Dm), un'addizionale dell'8,5% all'Ires (che salirà così al 36%) e il nuovo anticipo del 100% sull'imposta per il risparmio amministrato. Dal 2014 l'acconto per gli istituti di credito e le compagnie assicurative scenderà al 101,5% allineandosi a quello delle altre imprese. Fermo restando che queste ultime nel 2013 vedranno l'anticipo d'imposta, sempre per effetto del decreto ministeriale citato, salire al 102,5 per cento.
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