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Questo articolo è stato pubblicato il 17 dicembre 2013 alle ore 06:40.

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ROMA
Quasi un terzo della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale. Tocchiamo quota 29,9%, e l'indicatore cresce di 1,7 punti percentuali (sul 2011) ed è di 5,1 punti più elevato rispetto a quello medio europeo (pari al 24,8%).
Il disagio economico è in aumento soprattutto nel Mezzogiorno (Sud e isole hanno redditi familiari più bassi del 27% rispetto al Nord); e il rischio è maggiormente elevato per le famiglie numerose o monoreddito (tra gli anziani soli le situazioni critiche segnano un significativo balzo in avanti tra il 2011 e il 2012).
I dati si riferiscono allo scorso anno. Ma la fotografia scattata ieri dall'Istat su «Reddito e condizioni di vita» è decisamente allarmante. Nel 2012 il 19,4% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà (calcolato sul reddito 2011). Il 14,5% si trova in condizioni di severa deprivazione materiale. Il 10,3% vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro. Si trovano in almeno una di queste tre condizioni il 29,9% dei residenti.
La crescita di 1,7 punti percentuali dell'indicatore (che si inserisce nel contesto della strategia Europa 2020) è dovuto essenzialmente alla crescita della "severa deprivazione materiale" (dal 2011 al 2012 passa dall'11,2% al 14,5%). Cosa significa questo? Che aumenta, sottolinea l'Istat, la quota di individui in famiglie che non possono permettersi durante l'anno una settimana di ferie lontano da casa (dal 46,7% al 50,8%); o che non hanno potuto riscaldare adeguatamente la propria abitazione (dal 18% al 21,2%); o che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 38,6% al 42,5%); o che – prosegue – se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (aumentano dal 12,4% al 16,8 per cento).
I valori più elevati di rischio di povertà o esclusione sociale si registrano tra i residenti del Sud (si arriva al 48%). Nel contesto europeo l'Italia si colloca circa 5 punti sopra la media. Il nostro indicatore è inferiore solo a Bulgaria (49,3%), Romania (41,7%), Lettonia (36,6%), Grecia (34,6%), Lituania (32,5%), Ungheria (32,4%) e Croazia (32,3%). La posizione italiana dipende dall'elevato valore dell'indicatore di "severa deprivazione materiale (di 4,6 punti superiore a quello medio europeo, pari al 9,9%). Il rischio di povertà si mantiene inferiore anche a quello osservato in Spagna (22,2%), seppur superiore alla meda europea (16,9%), mentre la bassa intensità lavorativa è uguale alla media Ue (10,3%). Nel 2011 la "severa deprivazione" tra le persone in famiglie a prevalente reddito da lavoro autonomo era più contenuta (7,1%) di quella osservata tra i membri di nuclei familiari con redditi da lavoro dipendente (10,7%). Nel 2012 la differenza si riduce in maniera significativa (12,6% contro 13,7%) a seguito del l'aumento più consistente rilevato tra i membri delle famiglie a prevalente reddito autonomo.
Secondo, ancora, i dati Istat la metà delle famiglie residenti ha percepito nel 2011 un reddito netto non superiore a 24.634 euro l'anno (circa 2.053 euro al mese). Ma nel Sud e nelle isole il 50% delle famiglie percepisce meno di 20.129 (circa 1.677 euro mensili). Fa riflettere infine come il 20% più ricco delle famiglie residenti percepisce il 37,5% del reddito totale. Al 20% più povero spetta solo l'8 per cento.
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I NUMERI
48%
Allarme al Sud
Quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno è a rischio povertà ed esclusione (contro il 29,9% dell'intero paese e il 24,8% della media europea)
2.053 euro
Stipendi al mese
È quanto percepisce metà delle famiglie italiane: non prendono più di 24.634 euro l'anno. Al Sud si percepisce meno di 1.677 euro (con un gap di quasi 400 euro). Le famiglie con reddito principale da lavoro autonomo percepiscono mediamente 31.216 euro

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