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Il credito impossibile

19 marzo 2014

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Impresa & Territori IndustriaMarche, stretta oltre la media

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Marche, stretta oltre la media

ANCONA - Ben venga il commissariamento definitivo di Banca Marche. Perché da quando, il 15 ottobre scorso, i due delegati di Bankitalia hanno preso in mano le redini del primo istituto di credito della regione (controllava, ante crisi, un quarto del mercato regionale dei prestiti) garantendo un orizzonte di stabilità per almeno un anno, ai fini del risanamento, la sensazione degli imprenditori è che l'allarme credit crunch stia gradualmente rientrando.

L'estate 2013 si è chiusa con un ulteriore calo del 5,4% dei prestiti bancari alle imprese, dopo il -2,2% di un anno fa e il -3,8% dei primi sei mesi dell'anno e con un netto peggioramento della qualità del credito: il tasso di ingresso in sofferenza è salito, per le imprese, dal 4,3% di un anno fa a 6,4% di giugno scorso (sopra la media nazionale) e il totale delle posizioni deteriorate (sofferenze, incagli, esposizioni ristrutturate e scadute) è arrivato a metà 2013 a rappresentare il 27,5% dei crediti in essere nelle Marche.
«La contrazione dei finanziamenti si percepiva nettamente un anno fa, quando è esploso il bubbone delle perdite di Banca Marche (oltre 750 milioni, ndr). Ora la nomina dei commissari è sinonimo di stabilità e serenità», assicura Otello Gregorini, segretario di Cna Marche. Un rasserenamento del clima anticipato un mese fa anche da Banca d'Italia, per bocca del neodirettore della sede di Ancona, Gabriele Magrini Alunno: «L'intervento va visto come un elemento di garanzia che durerà almeno fino all'autunno 2014». In grado di riverberarsi a cascata su un tessuto aziendale aggrappato alle banche per il 70% del proprio fabbisogno finanziario. Bankitalia conferma che tra luglio e settembre la contrazione del credito è proseguita in regione.

«La flessione del credito è stata nelle Marche più significativa della media italiana perché la maggior incidenza di piccole e piccolissime imprese concentrate solo sul mercato interno e specializzate in beni durevoli ha comportato un calo verticale di fatturati e quindi dei fabbisogni di circolante. La loro domanda di credito è ancora molto debole, la propensione agli investimenti in capitale fisso bassissima. Mentre le imprese internazionalizzate crescono, chiedono credito e lo ottengono pure», afferma il presidente regionale dell'Abi, Luciano Goffi.
«La situazione non è migliorata – commenta guardando i numeri e riportando il sentiment degli associati il presidente di Confindustria Marche, Nando Ottavi – anche perché non c'è domanda. Gli investimenti scendono e salgono i risparmi. Il percorso di ristabilizzazione di Banca Marche, che in aree come il Maceratese vale la metà del mercato bancario, è positivo ma non si sta traducendo già in segnali concreti che inducono all'ottimismo». Anche se i sondaggi più recenti presso le imprese segnalano un minor grado di difficoltà nell'accesso al credito. «Parlerei di lenta ripresa per questo finale d'anno – concilia le diverse voci dal territorio il numero uno dell'Abi regionale – anche grazie alla stabilizzazione dei mercati finanziari».

A svolgere un ruolo trainante non sono più le grandi banche, bensì le piccole (dati Bankitalia): a fronte di una contrazione dei prestiti (su base annua) del 4,4% a giugno 2013 per i primi cinque gruppi bancari della regione, le altre banche si sono fermate al -2,5%; e tra queste, il trend dell'erogato dalle piccole banche è sceso appena dell'1,1%. Un ruolo nevralgico degli istituti minori confermato da Franco Di Colli, direttore delle Bcc marchigiane, secondo cui per il credito cooperativo è inappropriato parlare di "credit crunch". La federazione (20 istituti, 210 sportelli, 7,2 miliardi di raccolta e oltre 6 di impieghi) è seconda solo a Banca Marche per quota di mercato regionale, con un 16%. «Se c'è stato un rallentamento degli stock di credito è per la flessione della domanda non dell'offerta. Noi – spiega Di Colli – registriamo flussi in calo del -2% nei primi 11 mesi dell'anno, con 600 milioni di nuove risorse erogate a famiglie e imprese a fronte di sofferenze salite dal 2007 a oggi dal 3,7 al 7,9% degli impieghi.

La selezione del merito creditizio è sicuramente più rigida, anche perché gli imprenditori chiedono finanziamenti non per investire ma per ristrutturare le esposizioni: oggi il nostro vero problema è mantenere in vita le aziende, perché da loro dipende la nostra sopravvivenza».
Anche il ruolo dei Confidi è stato messo in discussione dal prolungarsi della crisi di domanda e di solvibilità. «Nell'ultimo anno la diminuzione delle garanzie concesse alle banche dai confidi vigilati 107 ha toccato il 15-20%, mentre per i confidi minori 106 il calo è quasi del doppio», afferma Cristiano Gianangeli, dg di Srgm, la Società regionale di garanzia Marche.

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