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Questo articolo è stato pubblicato il 02 gennaio 2014 alle ore 06:46.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 11:34.

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NEW YORK - L'accordo di ieri tra Fiat e Veba è storico, non c'è dubbio: il primo gennaio del 2014 si è chiuso un percorso industriale che si apre il 10 giugno del 2009, quando Fiat entrò con un 20% in Chrysler con due obiettivi: ristrutturarla ed entrare in possesso del 100% del capitale della terza casa automobilistica americana. Ci sono voluti 4 anni e mezzo, ma da ieri è nato il settimo gruppo automobilistico più grande del mondo e l'Italia resta protagonista in una partita globale.

Un cammino difficile, guidato da una visione strategica dal punto di vista finanziario oltre che da quello produttivo straordinariamente lucida. Veba chiedeva 5 miliardi di dollari per il suo pacchetto del 41,5%, gli analisti stimavano un compromesso attorno a 4,2 miliardi di dollari, il prezzo finale, dopo litigi in tribunale e prospettive di quotare Chrysler in borsa da sola per determinare un prezzo congruo è stato di 3,7 miliardi di dollari. I termini dell'accordo di ieri dovrebbero dunque rassicurare gli analisti finanziari che temevano un drenaggio eccessivo di risorse da Fiat e Chrysler per chiudere l'operazione. «Stupendo e a sorpresa» è stato il commento spontaneo di uno dei pochi analisti che abbiamo trovato il primo gennaio a New York.
Di certo questa operazione consacra l'abilita' negoziale di Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e presidente e ad di Chrysler. Non dimentichiamo che nel febbraio del 2005 Marchionne era riuscito a strappare 2 miliardi di dollari alla General Motors per rinunciare a una call option. Un altro confronto finanziario: nel 1998 Daimler pagò per Chrysler 36 miliardi di dollari. Nel 2007 il fondo Cerberus pagò per l'80% di Chrysler 7,4 miliardi di dollari. Nel negoziato con Veba l'ad di Chrysler Fiat ha di nuovo tenuto duro e ha vinto. Fonti a Wall Street ci fanno capire che uno degli assi nella manica di Marchionne era anche la debolezza finanziaria di Veba, i conti da pagare sono enormi, il fondo medico era in difficoltà e non poteva permettersi di aspettare troppo a lungo. Quanto a lungo lo abbiamo saputo ieri.

Ora che si chiude un capitolo, se ne apre un altro, ci sarà a un certo punto di quest'anno una fusione formale fra Chrysler e Fiat e quasi certamente un nuovo collocamento in borsa di un titolo unificato entro il 2014. Ci sarà una riorganizzazione e ci saranno naturalmente discussioni soprattutto in Italia sui nuovi quartieri generali.
Discussione inutile perché le sedi oggi sono sono formali. Il quartiere generale di Fiat Chrsyler è già oggi e continuerà ad essere su un aereo dove si muovono i membri del Gac, Group Executive Council, formato da una ventina di persone e guidato da Marchionne.
Certo parlare l'inglese sarà d'aiuto, ma questo è già obbligatorio da qualche decennio per ogni manager internazionale.

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