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Questo articolo è stato pubblicato il 19 gennaio 2014 alle ore 15:46.
L'ultima modifica è del 19 gennaio 2014 alle ore 15:51.

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Deutsche Bank ha ammesso di aver «ricevuto richieste di informazioni dalle autorità di regolamentazione che stanno indagando sulle negoziazioni nel mercato dei cambi». La banca, riporta Bloomberg, sta «cooperando con le indagini e prenderà azioni disciplinari nei confronti dei dipendenti» di cui verrà dimostrata la colpa.

Solo pochi giorni fa Deutsche Bank aveva sospeso diversi trader del forex incappati nelle indagini su sospette manipolazioni avviate dalle autorità americane, e che potrebbero avere ramificazioni internazionali estese. Secondo varie indiscrezioni di stampa infatti, questi operatori specializzati sui cambi valutari lavoravano sia alla sede di New York sia in altre località oltreoceano. E a testimonianza che queste manipolazioni potrebbero aver coinvolto non solo le maggiori valute, secondo Die Welt è stato sospeso almeno un trader che si occupava del peso argentino.

Il tutto mentre negli ultimi giorni si sono moltiplicate le notizie sulle indagini che, partendo dagli Usa, puntano a ricostruire queste sospette manipolazioni internazionali sui cambi. Nelle passate settimane sospensioni di trader, simili a quelle decise della banca tedesca, sono state operate dalle americane Citigroup e JPMorgan, e dalle britanniche Royal Bank of Scotland e Barclays.

La scorso settimana poi Citigroup ha silurato il numero uno delle attività di trading in Europa, Rohan Ramchandani, che faceva parte di un gruppo di operatori battezzato "Il cartello", che si tenevano in contatto tramite chat room. Le pratiche seguite dai componenti di questa specie di società segreta di trader sembrano essere al centro delle indagini che stanno portando avanti le autorità di vigilanza sulla finanza di Usa, Gran Bretagna, Asia ed Europa, secondo fonti vicine alla questione citate da Dow Jones.

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