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Questo articolo è stato pubblicato il 23 gennaio 2014 alle ore 13:49.
L'ultima modifica è del 23 gennaio 2014 alle ore 15:44.

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Con un articolo del corrispondente Philippe Ridet, Le Monde analizza "il ritorno alle origini della Lega Nord" partendo dalla nuova rubrica de La Padania dedicata all'agenda della ministra dell'Integrazione, Cécile Kyenge. Un'iniziativa lanciata "nel caso in cui ai militanti in camicia verde piacesse andare a disturbare i suoi appuntamenti e incontri ufficiali".

Non è la prima volta che Kyenge è presa di mira dai militanti della Lega. Ma si trattava di "iniziative individuali", spiega il quotidiano francese. Adesso – continua - con la pubblicazione dell'agenda e l'appello presupposto e "sistematico" a turbare gli spostamenti di un membro del governo, "la Lega supera una nuova soglia, mentre il movimento perde velocità".

Sulla Lega Nord pesano gli scandali. L'arresto dell'ex tesoriere del movimento e le sue confessioni - ricorda Le Monde - "mettono in imbarazzo tutti i dirigenti storici, a cominciare da Bossi e figli, che dovrebbero prossimamente essere giudicati" nello scandalo dei rimborsi elettorali per utilizzazione di denaro pubblico per esigenze personali. E poi ci sono le "spese pazze" di Roberto Cota, indagato di recente per i rimborsi delle spese sostenute da presidente della Regione Piemonte.

Politicamente, prosegue Ridet, la Lega non si è rimessa dal lungo affiancamento al partito di Berlusconi, "anche se l'alleanza è stata benefica per i suoi eletti". A fianco di Berlusconi, la Lega ha conquistato centinaia di comuni a nord del Po, oltre una decina di province e le tre regioni più ricche d'Italia: Piemonte, Lombardia e Veneto. Ma, a mano a mano che gli scandali segnavano la caduta del Cavaliere, la Lega ha perso "poco a poco" il sostegno della base. Risultato: nelle elezioni politiche del febbraio 2013, ha dimezzato i suoi voti rispetto al 2008, arrivando appena al 4%.

Appena eletto alla testa del partito, il 7 dicembre 2013, Matteo Salvini, nuovo segretario federale, ha deciso – sottolinea Le Monde - di "rompere con la chimera dei suoi predecessori, di fare della Lega ‘un partito di lotta e di governo' e di tornare alle origini del movimento: xenofobia, antieuropeismo e indipendenza".

"Addio ai negoziati senza fine per mandare in porto il progetto di federalismo fiscale", di cui tra l'altro, nota malignamente Ridet, "i militanti delle valli bergamasche non capivano niente". "Addio al sogno di una macroregione che inglobi l'Italia del Nord, la Svizzera e l'Austria… Non resta che ‘la lotta' e il ripiegamento sul Dna storico della Lega Nord".

La Lega – continua il quotidiano - ha dunque scelto come simbolo da abbattere la persona di Cécile Kyenge, contraria al reato di clandestinità, introdotto da una legge del 2009 "voluta e imposta" dall'allora ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni.
A questo obiettivo, il nuovo segretario ne ha aggiunto un altro, l'euro, definito "crimine contro l'umanità". E anche una rivendicazione dimenticata: l'indipendenza del Nord Italia. Salvini – fa notare Le Monde - ha preso contatto con tutti i partiti di estrema destra europei, compreso il Front National di Marine Le Pen, con cui ha recentemente pranzato.

Il primo banco di prova di questa strategia saranno le elezioni europee del 25 maggio. Poiché per le europee non sono possibili coalizioni, osserva Ridet, la Lega potrà giocare con "le carte sul tavolo" senza cercare di compiacere eventuali alleati, meno a destra. "Ma il terreno anti-Bruxelles e anti immigrazione è ingombro, in Italia come altrove".

Eletto eurodeputato nel 2009, Salvini – sottolinea l'articolo - deve affrontare "due potenti concorrenti": il Movimento 5 Stelle e Forza Italia, che gli contendono la tematica dell'uscita dell'Italia dall'eurozona. "Il movimento di Beppe Grillo ha attirato numerosi elettori delusi della Lega Nord": Grillo è a favore del reato di clandestinità (anche se di recente è stato sconfessato dai suoi militanti) e intende proporre un referendum per fare uscire l'Italia dall'euro. Anche Berlusconi gioca le stesse due carte. E in questa partita serrata, conclude Le Monde, la Lega rischia di non superare la soglia di sbarramento e di restare senza rappresentanti al Parlamento europeo.

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