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Questo articolo è stato pubblicato il 03 febbraio 2014 alle ore 18:11.
L'ultima modifica è del 04 febbraio 2014 alle ore 07:10.

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gnazio Visco (Imagoeconomica)gnazio Visco (Imagoeconomica)

Banca d'Italia resta pubblica e manterrà la sua indipendenza. Dunque, nessun regalo alle banche dalla legge che rivaluta le quote della Banca d'Italia.Con la riforma lo Stato «non ci perde e il modello seguito per i partecipanti al capitale non sarà diverso da quello della Federal Reserve o della banca del Giappone». Così il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nel corso di una lunga conferenza stampa con il direttore generale Salvatore Rossi per chiarire quelli che vengono definiti «malintesi» sulla riforma varata definitivamente la settimana scorsa. Una riforma che per via Nazionale ha un vantaggio fondamentale: «La facciamo finita con l'affermazione che la Banca dipende dalle banche partecipanti». Un risultato che si ottiene con il frazionamento delle quote tra una platea di «centinaia» di possibili nuovi soggetti detentori delle stesse.

Con la riforma delle quote della Banca d'Italia le banche avranno «un incentivo a fare credito e lo vedremo nei prossimi mesi» ha spiegato il governatore Ignazio Visco secondo cui, in ogni caso, «vogliamo essere poco dirigisti».

Visco ha ricordato che indicando la forchetta di valore 5-7,5 miliardi la Banca ha utilizzato criteri oggettivi rispondendo a una richiesta del Governo. La Banca d'Italia ha poi fatto una simulazione dalla quale emerge che «con il vecchio o il nuovo sistema allo Stato va lo stesso ammontare di fondi». Lo scorso anno la Banca ha pagato imposte per 1,9 miliardi e dopo accantonamenti a riserve e pagamenti di dividendi ha retrocesso allo Stato ulteriori 1,5 miliardi.

La rivalutazione, inoltre, non avrà un impatto sui bilanci 2013 delle banche partecipanti al capitale. «Non ci sarà alcun impatto sulle valutazioni della Bce» in vista della vigilanza unica, spiega Visco. Quindi né per l'asset quality review né per gli stress test. La rivalutazione delle quote per le 15 grandi banche italiane che passeranno sotto la vigilanza Bce avrà un impatto positivo sul patrimonio di qualità migliore «di 30 punti base in media», rivela il Governatore. Un «livello modesto», aggiunge Rossi. Nella media di tutti i partecipanti il beneficio patrimoniale è di 40 punti base. «Nel documento della Banca d'Italia di chiarificazione sulla riforma delle quote si legge che «questo incremento non è un artificio, ma dipenderà dall'applicazione delle norme contabili internazionali».

Le banche, ricorda, Visco «hanno l'obbligo di dismettere le quote eccedenti il 3%» entro tre anni. Se non lo faranno quella partecipazione diventerà un costo perché non avranno più diritto al dividendo sulla quota eccedente.

Ed è « improbabile che qualche banca non acquisti la quota eccedente» del capitale di Bankitalia che alcuni istituti dovranno cedere afferma Visco. «Abbiamo visto che sono centinaia a essere potenzialmente interessati» fra banche e enti e fondazioni ha aggiunto il Governatore.

Quanto ai dividendi per i partecipanti al capitale di Bankitalia «non potranno mai eccedere i 450 milioni» spiega Bankitalia in una nota: «quelli che saranno effettivamente pagati dipenderanno, ovviamente, ogni anno dalle condizioni di bilancio».

L'oro della Banca d'Italia «è qui sotto, in Svizzera, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna» ha chiarito il Governatore Visco, interpellato dai cronisti su un tema per decenni un tabù in via Nazionale. L'oro, ha spiegato, non rientra nella rivalutazione delle quote della Banca d'Italia: «da un punto di vista giuridico è di proprietà della banca che però non ne ha un utilizzo libero». Una parte delle riserve auree è custodita presso la Fed, un'altra presso la Bri in Svizzera. Con «qui sotto» Visco si riferiva evidentemente al caveau di via Nazionale.

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