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Questo articolo è stato pubblicato il 10 febbraio 2014 alle ore 08:35.
L'ultima modifica è del 10 febbraio 2014 alle ore 18:55.

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L'assenza dopo ben due anni dei capi di imputazione nei confronti dei marò «Fa a pugni con lo stato di diritto e con la correttezza di rapporti tra due democrazie sovrane". Lo ha dichiarato il ministro della Difesa Mario Mauro, oggi a New Delhi. «Fa bene l'Italia - ha sottolineato - a far sentire la sua voce nel consesso internazionale». «E' illogico e fortemente contraddittorio - ha aggiunto Mauro - fare ricorso a una legislazione antiterrorismo e antipirateria per giudicare, o tentare di inserire in un quadro di giudizio, due persone che si battevano contro la pirateria e il terrorismo»

Proprio oggi si registra un nuovo rinvio per la vicenda dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La Corte suprema di New Delhi, incaricata di esaminare il ricorso italiano, ha fissato una nuova udienza per martedì 18 febbraio. E la Procura generale indiana ha presentato in Corte Suprema un'ipotesi di accusa per i marò basata sulla Legge anti-pirateria (Sua Act), in una versione però "light", senza evocare una richiesta di pena di morte. Ipotizzando cioè un'accusa per violenze in base ad un articolo della legge che comporta fino a dieci anni di carcere.

De Mistura: i marò tornino in Italia
Immediate le reazioni da parte italiana. «Abbiamo riproposto con forza la richiesta che i marò tornino in Italia» in attesa di una soluzione sul processo - ha detto l'inviato Staffan de Mistura dopo l'udienza della Corte Suprema.

Letta: Italia e Ue reagiranno
E il premier Enrico Letta bolla come «inaccettabile l'imputazione proposta dalle autorità indiane», commentando su twitter la notizia dell'ennesimo rinvio da parte della Corte indiana nel processo ai due marò e la richiesta, comunque, di applicare la legge anti terrorismo da parte della Procura. «L'uso del concetto di terrorismo è da rifiutare in toto. Italia e Ue reagiranno», conclude il premier.

Palazzo Chigi: capo di imputazione sproporzionato e incomprensibile
In una nota di palazzo Chigi il capo d'imputazione presentato oggi in India dall'Attorney General, che prevede di giudicare il caso dei due fucilieri di marina italiani sulla base della legge antipirateria (Sua) viene definito «assolutamente sproporzionato e incomprensibile» perché «assimila l'incidente a un atto di terrorismo». E «l'Italia non è un Paese terrorista». Qualora fosse convalidata dalla Corte Suprema, questa tesi viene definita «assolutamente inaccettabile». E bollata come «una decisione lesiva della dignità dell'Italia quale Stato sovrano, di cui i due Fucilieri della Marina sono organi impegnati nel contrasto alla pirateria». Si tratterebbe pertanto «di un esito di estrema gravità, sconcertante e contradditorio».

La Corte suprema cambi normativa di riferimento
Ecco perché il Governo italiano chiede «che la Corte Suprema, nella propria seduta del 18 febbraio prossimo, decida di portare il caso nella sua corretta dimensione, in ottemperanza con la sentenza del 18 gennaio 2013 della stessa Corte che ha escluso la Sua tra le normative di riferimento ammesse per questo giudizio». E alla luce della decisione della Corte Suprema, il Governo «si riserva di assumere ogni iniziativa». Dopo due anni senza un capo d'accusa, palazzo Chigi non intende «recedere dall'obiettivo di riportare quanto prima a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e di vedere riconosciuti la loro dignità ed i loro diritti».

Bonino: sicura che Ue saprà intervenire, possibile ricorso a tribunale Onu
Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, dichiara che porterà «certamente» la vicenda dei marò sul tavolo del Consiglio dei ministri degli Esteri che si riunisce oggi a Bruxelles. Perché «non è pensabile» l'accusa di terrorismo «per un Paese che assume la presidenza dell'Ue tra pochi mesi». Bonino non esclude neppure un ricorso davanti al tribunale Onu per il diritto del mare, pur tenendo le carte coperte: «Sono strade eventuali, tutto è sul tappeto - dichiara -. E penso anche che forse non è il caso di rendere pubbliche tutte le carte che abbiamo». E aggiunge: «Sono sicura che la solidarietà internazionale ed europea che abbiamo costruito in questi ultimi mesi saprà ritrovare iniziative e parole per intervenire su questo caso, non solo a livello di colleghi in bilaterale, ma a livello dell'Unione europea in quanto tale».

Ashton (Ue): enormi implicazioni non solo per Italia
La cosa che «preoccupa di più» è l'applicazione delle leggi anti-terrorismo al caso dei marò, perché «questo ha enormi implicazioni per l'Italia, ma anche per tutti i paesi impegnati nelle attività anti-pirateria». Lo ha detto la rappresentante per la politica estera europea Catherine Ashton rispondendo ad una domanda in conferenza stampa.

Tajani: serve reazione forte Commissione Ue
Davanti all'accusa «inaccettabile» rivolta ai marò anche il vicepresidente dell'esecutivo europeo Antonio Tajani si impegna in prima persona. E su twitter scrive: «Farò di tutto» perchè ci sia una «reazione forte» dell'Europa portando il caso «all'attenzione della Commissione Ue».

Casini: l'India ha approfittato dell'Italia, intervenga Onu
Sulla vicenda marò interviene il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, che su twitter invoca l'intervento dell'Onu: «L'India ha approfittato della lealtà dell'Italia e dei nostri marò - scrive-. Adesso basta. L'Onu deve intervenire. Riportiamoli a casa».

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