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Dossier | N. 20 articoliOlimpiadi invernali PyeongChang 2018

Eugenio Monti, il «rosso volante» che seppe rinunciare a un oro per amore dello sport

(Ansa)
(Ansa)

Immaginate di essere un campione assoluto del vostro sport, il bob. Immaginate di aver già vinto otto medaglie d'oro ai Mondiali, ma di essere ancora a digiuno dell'oro che avete inseguito per una vita, quello Olimpico. Al massimo due argenti, con il tempo che passa, gli anni che si sommano sul groppone e la speranza di arrivare al traguardo più prestigioso affidato a un'Olimpiade che, visti i 36 anni di età, con ogni probabilità sarà anche l'ultima a cui parteciperete.

Immaginatevi adeso che durante la gara ai vostri rivali più pericolosi per la corsa all'oro si rompa un bullone del bob. Gara finita, strada spianata. Cosa fareste? Il bullone è loro, sarà mica un problema vostro...

Eugenio Monti non è come tutti noi, non lo è mai stato. Arrivò 36enne alle Olimpiadi di Innsbruch, nel 1964, con otto titoli mondiali alle spalle e un miraggio: la medaglia d'oro che gli era sempre sfuggita. I suoi rivali più pericolosi, i britannici Tony Nash e Robin Dixon, a un certo punto ruppero un bullone. Gara finita, strada spianata. Eugenio Monti si fece avanti e glielo diede, quel dannato bullone, rimettendoli in corsa. E loro, per ringraziare, gli portarono via l'oro olimpico. Ancora una volta.

Eugenio Monti, detto il "rosso volante" per via del colore dei capelli, commentò il tutto in modo pacato: «Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce». A lui e al compagno Sergio Siorpaes rimase la medaglia di bronzo, da sommare ai due argenti già vinti a Cortina nel 1956 e a un altro bronzo, vinto sempre a Innsbruch nel bob a quattro. E anche alla medaglia Pierre De Coubertin che gli fu assegnata, primo atleta nella storia, per quel gesto di amore verso lo sport.

Tutto finito? Per niente, se vi chiamate Eugenio Monti. Altri quattro anni di allenamenti, sacrifici, gare, prove, infinite discese per arrivare all'Olimpiade successiva, quella di Grenoble del 1968. Ma dove vorrà mai arrivare quel signore di quarant'anni con una grandissima storia alle spalle? Cosa potrà fare contro i giovani emergenti della doppia specialità, contro i campioni affermati molto più giovani e potenti di lui?

Eugenio Monti, a Grenoble, coronò il suo sogno: due ori, contro tutto e contro tutti. Nel bob a due insieme a Luciano de Paolis e nel bob a quattro con de Paolis, Mario Armano e Roberto Zandonella.

Il rosso volante ci ha lasciati nel dicembre del 2003: con sei medaglie olimpiche, nove ori e un argento ai Mondiali è ancora oggi lo sportivo più vincente nella storia del bob. Lo sport che aveva amato al punto da far vincere a un avversario l'oro più bello.

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