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Questo articolo è stato pubblicato il 11 febbraio 2014 alle ore 12:10.
L'ultima modifica è del 11 febbraio 2014 alle ore 13:31.

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Dopo una breve camera di consiglio, il Tribunale di Napoli ha respinto le eccezioni sollevate dalla difesa per le notifiche nel processo sulla presunta compravendita di senatori, cominciato oggi, e ha dichiarato la contumacia di Berlusconi, ritenendolo regolarmente avvisato. L'udienza di domani sarà dedicata alla costituzione delle parti civili tra cui quella del Senato.

La notifica della discordia
«La notifica deve ritenersi regolarmente effettuata se avviene presso il luogo abituale di dimora, cioè Arcore»: è uno dei motivi per i quali il tribunale ha stabilito la regolarità delle notifiche nei confronti di Silvio Berlusconi. I giudici hanno anche sottolineato che Marinella Brambilla è «persona che si è dichiarata addetta alla ricezione degli atti», mentre «è solo una facoltà e non un obbligo» quella della notifica ai difensori, già informati in sede di udienza preliminare.

Ghedini: tempi inusuali per il tribunale di Napoli
La mancata presenza di Silvio Berlusconi alla prima udienza del processo sulla presunta compravendita di senatori è giustificata dal fatto che «oggi non doveva essere dichiarata la contumacia, ma doveva essere solo un'udienza di rinvio a domani. Tra l'altro con un tempo brevissimo e inusuale per il Tribunale di Napoli», ha detto Niccolò Ghedini, legale dell'ex premier, al termine dell'udienza presso la quarta sezione del Tribunale di Napoli. Domani, presso la prima sezione si terrà l'udienza con il nuovo collegio che giudicherà Silvio Berlusconi e Valter Lavitola. «Siamo tranquillissimi perché crediamo che sarà assolto - ha detto Ghedini - abbiamo intenzione di concludere il processo in tempi ragionevoli. Certo, mi auguro che non si facciano udienze tutti i giorni. Vogliamo un processo con tempi equi per avere un'assoluzione nel merito». Domani saremo qui, ha proseguito, «Berlusconi sarà presente quando sarà necessario. Sarebbe assurda la sua presenza per le questioni preliminari». Nessun effetto per la presenza di Antonio Di Pietro in toga a difesa dell'Idv, che si costituirà parte civile: «Oggi è un avvocato e legittimamente esercita la sua professione», ha concluso.

Di Pietro nei panni di difensore dell'Idv
Antonio Di Pietro, difensore dell'Idv che si costituirà parte civile nel processo sulla presunta compravendita di senatori nel quale sono imputati Silvio Berlusconi e Valter Lavitola, è intervenuto in aula sui rilievi dei legali dell'ex premier in merito alla notifica di rinvio a giudizio: «Cercano di far passare il tempo con l'obiettivo della prescrizione», ha detto il leader Idv oggi in toga. «L'ultima trovata è che la notifica sarebbe non corretta, perché arrivata in un luogo sconosciuto a lui, Arcore, e a persone sconosciute. La smettesse di prenderci in giro, sono le solite eccezioni preliminari che fanno solo perdere tempo. Fino a un certo punto può prendere in giro la giustizia», ha concluso. Nella lista dei testimoni indicati dal pubblico ministero figurano, tra gli altri, lo stesso Prodi, l'ex leader dell'Idv Antonio Di Pietro, i senatori Anna Finocchiaro e Giuseppe Caforio e Paolo Rossi (gli ultimi dure sarebbero stati avvicinati nel tentativo di convincerli a cambiare schieramento), e l'uomo d'affari italo-argentino Carmelo Pintabona, che dovrà riferire sulla lettera di minacce indirizzata a Berlusconi e mai spedita da Lavitola. Il 12 febbraio sarà in ogni caso formalizzata la costituzione di parte civile del Senato, decisa dal presidente dell'Assemblea di Palazzo Madama, Piero Grasso.

La vicenda

Imputato di corruzione per aver convinto, al prezzo di tre milioni di euro, il senatore Sergio De Gregorio, che era stato eletto nelle liste dell'Idv, a schierarsi con il centrodestra contribuendo a determinare la caduta del governo Prodi. Questa l'accusa dalla quale dovrà difendersi Silvio Berlusconi al processo davanti al tribunale di Napoli e in cui è chiamato in causa anche l'ex direttore dell'Avanti Valter Lavitola che nella vicenda ha avuto un ruolo di intermediario. Non è della partita De Gregorio che ha chiuso i conti patteggiando una pena di un anno e 8 mesi. Il fatto che il suo legale, l'avvocato Carlo Fabbozzo, abbia presentato di recente ricorso in Cassazione non muta la posizione processuale del personaggio intorno alle cui dichiarazioni ruota l'accusa. Il processo si baserà soprattutto sui fatti contestati, ovvero i presunti tentativi di accordi, i pagamenti o le promesse di soldi e "altre utilità", in altre parole la presunta campagna acquisti che va sotto il nome di "Operazione Libertà" e che Berlusconi, secondo l'impostazione accusatoria, avrebbe messo in atto anche nei confronti di altri senatori, tra il 2006 e il 2008, allo scopo di dare una spallata alla traballante maggioranza su cui si reggeva il governo Prodi.

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