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Questo articolo è stato pubblicato il 13 febbraio 2014 alle ore 11:00.
L'ultima modifica è del 13 febbraio 2014 alle ore 11:32.

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(Ap)(Ap)

Da 3mila a 16mila posti per l'accoglienza in Italia degli immigrati con diritto di protezione. A partire da quest'anno la rete dello Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati , si quintuplica. L'anno scorso gli sbarchi in Italia sono stati di oltre 41mila migranti, più del triplo dei 13mila del 2012. A parte i clandestini, destinati ai Cie (centri di identificazione ed espulsione), con questi numeri ministero dell'Interno e comuni hanno dovuto affannarsi a trovare e garantire un'accoglienza per coloro che hanno chiesto protezione internazionale, sussidiaria, umanitaria o lo status di rifugiato.

Identità ed evoluzione del sistema
Quella dello Sprar è una rete di enti locali – copre tutte le regioni, tranne la Val d'Aosta, e 71 province su 110 - che accedono al Fnpsa (Fondo nazionale per le politiche e i servizi d'asilo) e realizzano progetti di accoglienza integrata. Oggi all'Anci (associazione nazionale comuni d'Italia) viene presentato il rapporto annuale 2012/2013. Il sistema Sprar, di fatto, è stato ampliato dal Viminale cinque volte dal 2012 a oggi: si partiva da 3mila posti di accoglienza, oggi la stima per il 2014 è di 16mila. Tra dicembre 2012 e novembre 2013 sono stati trovati 6.356 posti aggiuntivi, rispetto ai 3mila iniziali, e si sono trasferite in quel periodo 6.754 persone. Nei primi sei mesi gli interessati arrivavano dai Cara (Centri di accoglienza per i richiedenti asilo) dopo il riconoscimento di una forma di protezione; da maggio dell'anno scorso i trasferimenti invece arrivavano direttamente da Lampedusa o dagli altri luoghi di soccorso.

La stima
La previsione è che i posti disponibili per il prossimo triennio potrebbero essere ancora di più: per il periodo 2014/2016, infatti, sono stati approvati 456 progetti che riguardano 415 enti locali; i posti finanziati sono 13.020 a cui si affiancano 6.490 «posti aggiuntivi attivabili». La crescita della rete degli enti locali per l'accoglienza risponde all'appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che anche di recente ha sottolineato il valore del riconoscimento del «diritto di chi fugge da situazioni di guerra o di persecuzione a essere accolto in paesi in cui questi diritti fondamentali sono garantiti».

La crescita del fenomeno
Nel 2001 si chiamava Pna, Programma nazionale asilo, promosso dal ministero dell'Interno, Anci e Acnur. Fatto sta che in dieci anni il numero dei beneficiari in Italia del sistema di accoglienza e protezione si è quadruplicato, passando da 2.008 nel 2001 ai 7.823 nel 2012, l'anno per il quale il rapporto presentato oggi ha le cifre più complete. Dei 7.823 migranti richiedenti o titolari di protezione, le prime tre nazionalità più presenti sono state l'Etiopia, l'Iraq e la Nigeria; il 56% è giunto in Italia con uno sbarco, a cui va aggiunto il 17% che ha superato una frontiera aeroportuale e l'11% una frontiera terrestre.

Costi e qualità delle strutture
Secondo i dati ufficiali lo Sprar ha garantito finora al costo di 35 euro al giorno per persona servizi di accoglienza, integrazione e orientamento, comprese situazioni a rischio per le persone più vulnerabili, come le vittime di tortura o i minori non accompagnati. Adesso però con l'ampliamento a 16mila e oltre posti si pone un'esigenza di mantenimento – o di innalzamento, dove serve - dei livelli di qualità, che già ora possono essere variabili dal Nord al Sud d'Italia. Non è un caso, del resto, se Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale dello Sprar, e Luca Pacini, responsabile area welfare e immigrazione dell'Anci, sottolineano come «un sistema unico di accoglienza dovrà necesssariamente portare alla definizione di standard di accoglienza omogenei e strutturali».

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