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La luna di miele e la dura realtà (di Roberto Napoletano)

MERCATI, POLITICA E ECONOMIA REALE

La luna di miele e la dura realtà (di Roberto Napoletano)

A Matteo Renzi dovrà essere chiaro che in Europa nessuno gli darà niente e se lui deciderà di prendersi qualcosa da solo, dovrà almeno chiedersi come reagiranno i mercati. Non si può smettere di pagare le pensioni, gli stipendi pubblici, finanziare la scuola e così via, le entrate vanno tenute sotto controllo e si deve riuscire a vendere uno stock di titoli pubblici a scadenza con una vita media di 5/6 anni per un ammontare accumulato nel tempo che non teme confronti tra le grandi economie europee.

L'Italia ha bisogno di responsabilità e di una prospettiva di lungo termine che sappiano dare risposte concrete all'emergenza (assoluta) della sua economia reale e un segnale di fiducia (altrettanto concreto) alla sua risorsa giovanile. Non sono riusciti, in questo delicato compito, né Monti né Letta: il primo è rimasto il presidente del Consiglio della tragedia (vera) dei mercati e dei nostri titoli pubblici, il secondo ha iniziato bene ma ha dovuto fare i conti con un mandato troppo ristretto (è giusto, tuttavia, riconoscere che lo spread sotto i 200 è anche merito della linea di responsabilità di bilancio perseguita da entrambi). La speranza legata a Renzi poggia sulla forza caratteriale e politica di una persona che ha dimostrato di sapere buttare il cuore oltre l'ostacolo anche se corre l'obbligo di sottolineare che quando è in gioco il futuro del Paese diventa obbligatorio (anche per lui) conoscere fino in fondo qualità e dimensione dell'ostacolo che si ha davanti se non altro per attrezzarsi in modo adeguato. Così come è bene ricordarsi che il sangue in Parlamento si raggruma lentamente e le ferite determinate in una parte del Pd dalla (brusca) fine del governo Letta impongono attenzione.

La cosa in più da fare non è andare a negoziare in Europa il superamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/pil. La cosa in più da fare è dare contenuto al disegno organico annunciato (riforme istituzionali, lavoro, pubblica amministrazione e fisco) e affidarlo a mani capaci. Non basterà a Renzi la passione politica e l'indubbio vantaggio di essere (lui stesso) parte del cambiamento. Deve riuscire a costruire una maggioranza (vera), scansare l'insidia di evidenti conflitti di interesse sul tema spinoso delle riforme istituzionali, dentro e fuori della sua maggioranza. Deve avere o trovare intorno a sé la forza politica e le capacità tecniche necessarie per trasformare il sogno in realtà. Il cronoprogramma indicato e i contenuti del patto di coalizione dovranno riuscire a coniugare velocità e serietà alla prova dei fatti: riforma elettorale, certo, ma modifica del titolo V ancora di più, perché sul dimagrimento delle Regioni e sul recupero effettivo di una capacità di spesa per investimenti, ci giochiamo un pezzo rilevante del nostro futuro. Bisognerà riuscire ad eliminare almeno qualche giro per sburocratizzare davvero, cambiare le persone a livello nazionale e locale dove necessario, affrontare il tema dei ricorsi e della loro ammissibilità che paralizzano la giustizia amministrativa e civile penalizzando la macchina del Paese. Occorre recuperare dal taglio della spesa pubblica corrente le risorse per ridurre in modo significativo il cuneo fiscale che grava su imprese e lavoratori e cominciare ad abbassare un total tax rate abnorme. Sul lavoro l'esperienza insegna che vanno banditi ideologismi e non bisogna fermarsi di fronte ai tanti tabù che proteggono posizioni corporative e di rendita sacrificando, di fatto, le migliori risorse giovanili.

Per fare tutto ciò Renzi dovrà accertarsi, al netto del rumore di questi giorni, se potrà contare su una maggioranza e una squadra di governo in grado di esprimere in casa il coraggio, la forza politica e la competenza all'altezza della sfida. Solo dopo avere vinto questa sfida, avrà la credibilità per affrontare una partita altrettanto decisiva, da combattere avendo alleate almeno Francia e Spagna, che spinga l'Europa a farsi del bene uscendo dal circolo perverso della (sola) austerità per tornare a scommettere sull'innovazione e sui grandi investimenti a livello europeo. I mercati beneficiano dei fondi provenienti dal resto del mondo, anche per le difficoltà dei Paesi emergenti, alla ricerca di investimenti ritenuti abbastanza sicuri e a questa categoria appartengono i nostri titoli pubblici. Attenzione, però, i capitali stanno tornando in Italia perché il momento è favorevole ma attendono, da qui a sei mesi, di vedere confermate queste scelte dai risultati delle azioni di politica economica e industriale che chiamano direttamente in causa il Governo, le imprese, il sindacato e la classe dirigente tutta del Paese. Non vogliamo nemmeno pensare che cosa potrebbe succedere se anche questa, ultima, ennesima luna di miele, venisse sprecata.