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Questo articolo è stato pubblicato il 05 marzo 2014 alle ore 10:57.

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Violenze quotidiane tra le mura domestiche, nell'ambito lavorativo, pubblico e attraverso internet, maltrattamenti fisici e sessuali: sono i racconti che scaturiscono da quarantaduemila donne intervistate, di età compresa tra i diciotto e i settantaquattro anni. L'agenzia dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (Fra) presenta oggi al consiglio europeo di Bruxelles la più grande indagine a livello mondiale sulla violenza subita dalle donne in età adulta e durante l'infanzia: per la prima volta si sono utilizzati gli stessi metodi d'intervista, le stesse domande e gli stessi oggetti di indagine in tutti gli stati membri.

«I dati di questa indagine non possono e non devono essere ignorati. L'indagine della Fra mostra che la violenza fisica, sessuale e psicologica contro le donne è una violazione dei diritti umani diffusa in tutti gli Stati membri dell'Ue» ha affermato il direttore della Fra Morten Kjaerum.

Il trentatré per cento delle intervistate rivela di aver subito violenza fisica e/o sessuale dall'età di quindici anni e il 5 % di esser stata vittima di stupri. Il 22% è stata vittima di violenza da parte del proprio partner dall'età di quindici anni e nella maggior parte dei casi(67%) non ha sporto denuncia; il 74% delle vittime di comportamenti persecutori non ha portato la polizia a conoscenza dei fatti. In Italia il 27% della popolazione femminile ha avuto esperienza di violenza fisica o sessuale, il 19% da parte da parte del proprio partner. Sul posto di lavoro il diciotto per cento delle donne ha subito molestie, l'undici per cento a scuola, il sei per cento da parte di un membro della famiglia, il trentasette per cento da un amico. Ma anche la violenza psicologica da parte del partner occupa un posto di rilievo: il 38 per cento.

«Questo è un primo grande studio. Per dare un quadro comune della situazione non sono stati presi in considerazione casi di femminicidio o altri temi troppo specifici e che riguardano alcuni Paesi in particolare», ha dichiarato Joanna Goodey, direttrice del Dipartimento di libertà e giustizia della Fra.

Secondo i dati della ricerca la Danimarca risulterebbe il Paese con la più alta percentuale di violenze, il 52% di vittime.
Non mancano episodi di stalker che hanno colpito nove milioni di donne nei dodici mesi precedenti all'intervista. La violenza online ha colpito almeno l'undici per cento delle donne attraverso messaggi di posta elettronica e social network.

Per contrastare il fenomeno, secondo l'agenzia Ue per i diritti fondamentali, è necessario che gli Stati membri inizino a considerare la violenza subita dal partner come una questione d'interesse pubblico e non un fatto privato: lo stupro che avviene all'interno del matrimonio deve essere trattato come gli altri episodi di stupro. I Paesi Ue dovrebbero ratificare la convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). La polizia, gli operatori sanitari, i servizi di assistenza devono essere formati, e finanziati, adeguatamente per assistere le vittime. Anche attraverso internet e i social network si dovrebbe poter assistere le vittime di molestie virtuali e incoraggiarle nella denuncia.

«L'entità enorme del problema evidenzia che la violenza contro le donne non si ripercuote solo sulla vita di alcune di esse, ma incide ogni giorno sulla società nel suo complesso. Pertanto, i responsabili politici, la società civile e gli operatori attivi in prima linea sono tenuti a rivedere le misure volte a contrastare tutte le forme di violenza contro le donne, ovunque esse avvengano» ha concluso Kjaerum, direttore della Fra.

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