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Questo articolo è stato pubblicato il 13 marzo 2014 alle ore 21:51.

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Walter Mazzarri, timoniere dell'Inter dalla scorsa estate, ne è convinto: "I sacrifici e le esperienze devono per forza portare da qualche parte, farti partire in prima fila dopo anni spesi a rincorrere". L'ha scritto nella sua autobiografia, "Il meglio deve ancora venire", uscita qualche settimana fa per Rizzoli. Un titolo che sorride al domani e svela un ottimismo tutto da inventare, in parte ancora da scoprire.

Mazzarri, toscano nelle viscere, è un uomo di lotta e di governo. Gioca per vincere, ma anche per difendere le proprie idee. Fino in fondo, sempre e comunque. Anche a costo di risultare antipatico a qualcuno. Lo abbiamo incontrato alla Pinetina, il fortino neroazzurro sulla strada per Como. Il tempo di accendere una sigaretta e il confronto può iniziare. Tra sorrisi, mugugni e un paio di dritti che spianano il campo.

Nessuna squadra italiana ai quarti di finale della Champions League. Come nel 2001, 2002 e 2009. Cosa manca al calcio di casa nostra per tornare protagonista fuori dei confini nazionali? E' soltanto un problema di denaro o c'è di più?
"Il monte ingaggi di una squadra si traduce quasi sempre nel valore che esprime in campo. Se un giocatore guadagna tanto è perché in passato ha dimostrato di meritare certe cifre. Insomma, la qualità fa sempre la differenza. E la qualità costa. Se si riducono gli ingaggi per far quadrare i bilanci, è normale che non arrivino nemmeno i risultati. Perché altrove, all'estero, continuano a portare avanti una politica diversa. Col tempo, creando giocatori in casa, si può tornare a essere competitivi a livello internazionale. Ma ci vuole tanto lavoro e tanta pazienza".

Nelle ultime cinque gare di campionato, l'Inter ha raccolto 3 vittorie e 2 pareggi. Avete rosicchiato alla Fiorentina quarta in classifica 8 punti in poco più di un mese. E ora l'Europa League è a un passo, forse meno. Crede che sia un traguardo alla vostra portata?
"Lo dico da sempre. Questo è un anno particolare, un anno nel quale bisogna investire sul lavoro per dare un'identità di gioco alla squadra. Dobbiamo lavorare sulla mentalità dei giocatori, perché siano disponibili a lottare per raggiungere grandi risultati. L'obiettivo di questa stagione è arrivare il più in alto possibile. Mancano ancora 11 partite e dobbiamo affrontarle tutte con lo spirito giusto. Alla fine, si tireranno le somme, non possiamo pensare ad altro".

Pare però che per il presidente Thohir l'ingresso in Europa sia già oggi un obiettivo imprescindibile, da portare a casa al termine della stagione in corso. L'appetito vien mangiando? Colpa sua che riesce a far rendere i giocatori a disposizione al 110% delle loro possibilità?

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