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Questo articolo è stato pubblicato il 18 marzo 2014 alle ore 16:43.
L'ultima modifica è del 18 marzo 2014 alle ore 22:45.

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La Corte di Cassazione ha definitivamente confermato la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per due anni nei confronti di Silvio Berlusconi nel processo per i diritti tv Mediaset. L'ex premier era già stato condannato con sentenza irrevocabile per frode fiscale alla pena principale di 4 anni di reclusione (tre coperti da indulto). La pena accessoria è ora immediatamente esecutiva. Il Cavaliere è così escluso da ogni competizione elettorale per i prossimi due anni, oltre che dall'esercizio di qualsiasi funzione pubblica.

Rigettato il ricorso degli avvocati di Berlusconi
In particolare i Supremi giudici della Terza sezione penale, nell'accogliere la richiesta del pg, hanno dichiarato «irrilevanti» le questioni di incostituzionalità delle norme tributarie sollevate dalla difesa di Silvio Berlusconi e hanno «rigettato» nel resto il ricorso contro la sentenza emessa dalla Corte d'appello di Milano il 19 ottobre 2013, condannando Berlusconi a pagare le spese processuali. I due anni di interdizione sono la pena accessoria collegata alla condanna, divenuta definitiva il primo agosto scorso, a 4 anni di reclusione (3 coperti da indulto) per frode fiscale. La Cassazione, confermando la condanna, lo scorso agosto aveva però annullato con rinvio la prima sentenza di appello limitatamente al periodo di interdizione, che i giudici del merito avevano inizialmente fissato in 5 anni. Nelle sue motivazioni la Cassazione aveva spiegato che il periodo di 5 anni era risultato da un calcolo errato, per cui aveva ordinato ai magistrati milanesi di ripronunciarsi sulla pena accessoria. Questa, quindi, in ottobre, era stata fissata in due anni, ma tale verdetto era stato impugnato in Cassazione dalla difesa del Cavaliere.

Ghedini: grande amarezza,serviva approfondire
«Prendiamo atto con grande amarezza della decisione della Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione. Come abbiamo detto nel corso dell'udienza di oggi, avremmo ritenuto quantomeno necessario un approfondimento presso la Corte Europea di Strasburgo» ha dichiarato l'avvocato Niccolò Ghedini, difensore di Berlusconi.

I giudici in camera di consiglio nel tardo pomeriggio
I giudici della III sezione penale della Cassazione si erano riuniti verso le 17,30 in camera di consiglio per decidere se confermare o meno la sentenza della Corte d'Appello di Milano. La difesa dell'ex premier ha sollecitato alla Cassazione il rinvio degli atti a Strasburgo - il che sospenderebbe il giudizio - sollevando la sentenza relativa a Gabetti e Grande Stevens. La questione è stata sollevata con una nota di udienza depositata oggi, cosa che ha fatto dire al sostituto procuratore generale Aldo Policastro «si tratta di una nuova questione. Avrei preferito averla prima per consentirmi una piena interlocuzione». Ecco il racconto della giornata.

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