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Questo articolo è stato pubblicato il 18 marzo 2014 alle ore 11:00.
L'ultima modifica è del 18 marzo 2014 alle ore 11:06.

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Nel nuovo studio "Uno sguardo sulla società 2014", appena presentato a Parigi, il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurrìa, definisce "Grande Recessione" l'ancora perdurante crisi economica globale iniziata nel 2007-8. Però, sostiene il diplomatico messicano, benché molte economie siano ancora fragili, le prospettive future "sono migliori" di qualche tempo fa, sia per l'area OCSE che per il resto del mondo.

Un'immersione nelle 148 pagine del Rapporto mostra tuttavia un oggi e un possibile domani assai sfaccettati e con situazioni molto diverse soprattutto fra nord e sud dell'Europa e del mondo, che gli analisti hanno declinato in base ad indicatori di varia tipologia. Già in parte studiati singolarmente, questi fattori sono stati ora integrati per fornire un identikit del cittadino medio nei Paesi membri dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico: reddito famigliare e diseguaglianze economiche, istruzione, occupazione e disoccupazione, pensione, spesa sociale, spesa sanitaria, aspettativa di vita, fertilità, migrazione, fiducia nelle istituzioni, sicurezza, tolleranza, soddisfazione, solidarietà.

Nel 2012, riferisce ancora Gurrìa, "un cittadino Ocse su 4 ha lamentato difficoltà di reddito", mentre per l'istruzione, "e cioè uno dei più importanti investimenti sia individuali che sociali per il futuro di un Paese, negli ultimi anni la spesa pubblica è caduta di colpo in oltre la metà dei Paesi studiati". In 11 dei 34 Paesi Ocse, il 15% degli intervistati sostiene di non poter far fronte adeguatamente alle spese mediche. Nel mondo del lavoro, la disoccupazione è in aumento, ma ora "colpisce particolarmente i giovani e i lavoratori meno qualificati".

L'evidente declino della fiducia nei governi "dovrebbe essere un segnale di allarme di quanto la compattezza sociale possa disgregarsi".
Poco incoraggiante è l'affermazione di Gurrìa, secondo cui una delle più importanti lezioni che la "Grande Recessione" ci sta insegnando è che "siamo molto meno capaci di predire i cicli delle nostre economie, di quanto vorremmo".

Non rimane dunque che navigare a vista, cercando di orientarsi sulla scorta di quanto rivelano i dati a disposizione, tanto più che "cinque anni di crisi e la necessità di consolidamenti fiscali hanno logorato la capacità dei governi di resistere alle sfide".
La soluzione suggerita dall'Ocse per essere a prova di crisi: "Mettere a punto misure ben studiate e coperte da risorse adeguate, laddove sostenere i gruppi sociali più vulnerabili deve essere una parte cruciale di qualsiasi strategia di ripresa economica e sociale; offrire servizi efficienti; priorità assoluta a investimenti per giovani e a riforme strutturali fiscalmente e socialmente sostenibili".

Una missione ardua, visto che 48 milioni di cittadini Ocse sono in cerca di lavoro, 15 milioni in più che nel 2007, la qual cosa ha incrementato anche il lavoro part-time – in Italia e Spagna cresciuto al 14% nel 2012. In Grecia, Spagna, Irlanda, Italia è aumentata altresì l'emigrazione del 50% nell'ultimo quinquennio. Vi sono state ripercussioni sull'età di formazione di una famiglia e sulla natalità, a fronte però di accresciute aspettative di vita in pensione: in Italia, Austria, Francia, Belgio, Lussemburgo, 25 anni per le donne e 20 per gli uomini. Nel 1970, in area Ocse la media degli anni trascorsi in pensione era di 11, nel 2012, 18.

In particolare per l'Ialia, "Uno sguardo sulla società 2014" dà una pagella piena di avvertimenti: "Agli inizi della crisi, il sistema di previdenza era scarsamente preparato ad affrontare l'aumento della disoccupazione", si legge nel Rapporto, "e a causa della mancanza di un efficace sistema di protezione sociale, il Paese rischia un ulteriore radicamento delle diseguaglianze".

Il reddito procapite è diminuito in Italia di 2.400 euro rispetto al 2007, "una flessione fra le più significative dell'Eurozona". L'Italia è uno dei Paesi che dal punto di vista economico favorisce la popolazione con reddito maggiore, rispetto a quella con con reddito basso: "Un fatto particolarmente impressionante in Italia, Grecia, Portogallo e Spagna: mentre il 10% più svantaggiato della popolazione ha avuto una flessione del 12%, il 10% più ricco ha sofferto perdite di solo il 2%".

Fra il 2007 e il 2013 la disoccupazione è aumentata nel Belpaese di "5.100 lavoratori per settimana e più di un quinto dell'aumento totale nell'Eurozona è dovuto all'Italia". L'offerta di corsi di formazione e assistenza è "la metà della media europea ed Ocse" e mancano servizi adeguati che favoriscano l'occupazione, cosicché più di un giovane su 5 non è né occupato, né cerca lavoro.

La conclusione dell'Ocse per l'Italia: "La ripresa economica da sola non sarà probabilmente sufficiente a porre fine alla profonda crisi sociale e del mercato del lavoro che sta colpendo il Paese".

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