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Questo articolo è stato pubblicato il 13 aprile 2014 alle ore 08:12.

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Il camioncino, il capannone, la ruspa, il tanko. Fa tristezza e fa riflettere vedere e rivedere in Tv il simbolico del Veneto minuto e operoso filmato dai carabinieri.
Il camioncino, con tanto di nome della ditta individuale, era il primo mezzo della micro attività, lo scavatore per il movimento terra delle tante micro imprese edili il secondo, che denotava una certa capacità di investimento, il capannone infine era l'obiettivo di una vita operosa e di lavoro. Vero simbolo del veneto laborioso, più del leone di San Marco che svettava sulle galee della dominante. Un simbolico che diventa tanko, "carro armato" artigianale contro lo stato oppressore, che mi spiego solo scavando nelle tre R - resistenza rancore resilienza - che attraversano i microcosmi a nord est e non solo.
Resistenza. Nella crisi migliaia di capitalisti molecolari hanno cercato di resistere stressando l'inesistente capitale di impresine srl con i risparmi di quando andava bene, poi con le banche e poi con Equitalia. Non ce l'hanno fatta. E così hanno dilapidato anche il loro capitale sociale che era l'impresa legittimante nelle relazioni con la comunità locale. Chi non ha retto la vergogna del fallimento e della solitudine in molti casi si è suicidato.
Dalla dissolvenza del capitale sociale nasce il rancore. Che come spiega il Devoto Oli prende chi ritiene di aver subito un torto, dallo stato centrale impositore e dalle banche che ti hanno abbandonato, o chi ritiene non gli siano stati riconosciuti i meriti, di una vita di sacrifici di risparmi e di lavoro a lui e a tutta la sua famiglia. Si canalizza e si rappresenta in sommovimenti territoriali come la LIFE o come i "forconi" che, come ho già scritto, vengono "più dai campi che dalle officine" e sono pre politici. Spesso in polemica con la Lega che non ha difeso il territorio e con le parti sociali del capitalismo dei piccoli che non li ha tutelati e capiti nella resistenza.
Resistenza e rancore ci fanno capire il bacino del disagio, il malessere che serpeggia paese per paese laddove i capannoni, un tempo insediamenti di micro comunità operose si fanno "non luoghi".
La resilienza, che è la capacità di un sistema socio economico di adattarsi ai cambiamenti traumatici, e la crisi è trauma e metamorfosi, ci fa capire le tracce che vanno oltre il simbolico che si fa tanko. E realizzata dai tanti sindaci che ridisegnano la terra di mezzo tra territorio e stato centrale, l'Europa e il mondo. Dove competono imprese ancorate al territorio e alle sue virtù produttive che, con le radici in distretti in metamorfosi, sviluppano rigogliose fronde di un albero che tende all'internazionalizzazione. Accade nel Camposampierese federazione di undici comuni dell'ex provincia di Padova per un totale di 95mila abitanti e 12mila imprese con il 54% degli occupati nel manifatturiero. In imprese leader come Moncler, la cui performance borsistica abbiamo decantato, radicata a Trebaseleghe con 1.200 addetti a cui vanno aggiunti 122 punti vendita monomarca nel mondo essendo presente in 66 paesi e in 4 aree geografiche, Europa Asia Giappone America.
Nell'area industriale di Piombino Dese, altro comune del Camposampierese troviamo il gruppo Stevanato che, nato negli anni 50 come vetreria artigianale, è oggi con la sua glass division leader mondiale nel biomedicale con una produzione annuale di 3 miliardi di pezzi tra flaconi fiale tubofiale e siringhe. Ha 1.500 dipendenti, sedi produttive in Cina e Messico e nel 2013 ha consolidato la filiera globale acquisendo la danese InnoScan specializzata nella produzione di sistemi di ispezione per l'industria farmaceutica.
In un recente incontro a Trebaseleghe mi ha colpito che tra sindaci e imprese non si discutesse solo della competitività del sistema territoriale, ma anche sul come fare, a fronte delle difficoltà degli asili parrocchiali, a mantenete attivo il welfare di comunità. Così come a Montebelluna 7 comuni, nel cuore dello sport system district, 80mila abitanti, 2mila imprese per un totale di 15mila addetti, hanno realizzato una Ipa (intesa programmatica d'area) per il lavoro, l'urbanistica, la mobilità e i servizi. Qui si discute di capannoni dismessi, della tenuta, del rilancio del distretto, della pedemontana veneta che cambia il sistema della mobilità e si seguono con attenzione i destini di Veneto Banca, la banca del territorio che si è un po' persa andando nel mondo. Il Veneto è un pullulare di una nova cultura del territorio che partendo da un'autonomia operosa, da uno spazio di posizione locale che va nel globale, si interroga e fa resilienza.
Come a Belluno dove, partendo dalla storia della Magnifica Comunità che forniva gli alberi per le galee della dominante, dall'eccellenza di Luxottica e del distretto degli occhiali, non ci si ferma né a celebrare il passato né il solo presente. Si guarda al futuro del turismo andando oltre il polo eccellente e un po' acciaccato di Cortina, disegnando un progetto come green dolomiti basato sulle risorse ambientali, sull'acqua e sul futuro del territorio che ha ai confini l'autonoma provincia di Trento che c'è ancora.
Nel distretto del prosecco tra Conegliano e Valdobbiadene dove ci sono 168 case spumantistiche con 5mila addetti e con un numero sempre in aumento di viticoltori, 3.238 unità che producono il 35% del fatturato del distretto con micro imprese agricole con un fatturato inferiore ai 250mila euro. Il tutto con un mercato in crescita, l'estero, +20% negli ultimi dieci anni. Qui si guarda al recente ingresso dei Lunelli nella Bisol storica cantina del prosecco superiore e a Vinitaly che quest'anno è andato molto bene e per il futuro si discute molto di paesaggio e della sua manutenzione per la competizione del distretto e per realizzare meno capannoni e più aziende agricole con anche agriturismo di qualità.

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